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I motivi della decadenza

 
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Autore Messaggio
Col. Paolo Angioni
Moderatore


Registrato: 27/11/05 21:47
Messaggi: 2721
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MessaggioInviato: Mar Mar 23, 2010 12:21    Oggetto: I motivi della decadenza Rispondi citando

[...] L’insegnamento decade. Di conseguenza, dopo alcuni anni in cui la situazione è mascherata dalla presenza attiva di pochi grandi cavalieri ricollegabili a origini precedenti la seconda guerra mondiale, è la competizione ad alto livello che dà i segnali di sofferenza.

Se prendiamo come parametro di valutazione della bontà dell’ambiente equestre che li produce i risultati, che nel campo sportivo sono giudici imparziali e veritieri, spietati e non alterabili, anche se camuffabili o presentabili con mille e una giustificazione, e ci limitiamo soltanto alla disciplina più direttamente collegata all’invenzione di Caprilli, il salto ostacoli, e alla prova che più informa sullo stato di salute di una disciplina, la coppa delle nazioni, ecco un crudo ma eloquente consuntivo dei risultati (i dati, fino al 1976, sono tratti da Max E. Amman, Buchers Geschichte des Pferde-Sports, Luzern 1976):

COPPE DELLE NAZIONI

anni - n° coppe mondo - partec. italiana - risultati:


1909 .............. 2 ............... 1 ............... 1°
1910 .............. 2 ............... - ............... -
1911 .............. 5 ............... 2 ............. 1° 2°
1912 .............. 5 ............... - ............... -
1913 .............. 4 ............... 1 .............. 6°
1914 .............. 3 ................ - .............. -

interruzione per la Prima guerra mondiale

1920 .............. 1 .............. - .............. -
1921 .............. 2 .............. 2 .............. 1° 2°
1922 .............. 3 .............. 3 .............. 1° 1° 4°
1923 .............. 4 .............. 4 .............. 1° 1° 1° 1°
1924 .............. 2 .............. 2 .............. 4° 2°
1925 .............. 6 .............. 2 .............. 1° 1°
1926 ............... 9 .............. 3 .............. 1° 1° 1°
1927 .............. 10 ............. 2 .............. 2° 3°
1928 .............. 11 ............. 4 .............. 2° 4° 1° 1°
1929 .............. 17 ............. 9 .............. 2° 1° 1° 1° 3° 1°1° 2° 2°
1930 .............. 14 ............. 8 .............. 1° 1° 2° 1° 1° 1°2° 1°
1931 .............. 16 ............. 7 .............. 1° 5° 2° 1° 3° 1° 7°
1932 .............. 13 ............. 4 .............. 1° 3° 1° 2°
1933 .............. 13 ............. 6 .............. 6° 2° 1° 3° 1° 2°
1934 .............. 17 ............. 7 .............. 5° 1° 1° 1° 3° 2° 2°
1935 .............. 16 ............. 6 .............. 5° 2° 1° 1° 1° 1°
1936 .............. 13 ............. 3 .............. 3° 7° 3°
1937 .............. 14 ............. 4 .............. 1° 3° 5° 2°
1938 .............. 13 ............. 3 .............. 4° 5° 6°
1939 .............. 12 ............. 5 .............. 2° 1° 3° 3° R
1940 .............. 2 .............. 1 .............. 2°

interruzione per la Seconda guerra mondiale

Presidente Campello

1947 .............. 10 .............. 6 .............. 1° 4° 2° 6° 3° 1°
1948 .............. 11 .............. 4 .............. 3° 5° R 6°
1949 .............. 14 .............. 2 .............. 2° 3°
1950 .............. 13 .............. 5 .............. 2° 6° 1° 5° 4°
1951 .............. 13 .............. 6 .............. 3° 1° 2° 2° 4° 2°
1952 .............. 14 .............. 6 .............. 1° 3° 4° 5° 1° 2°
1953 .............. 16 .............. 8 .............. 5° 1° 3° 4° 5° 2° 2° 4°
1954 .............. 16 .............. 7 .............. 5° 6° 3° 4° 2° 2° 1°
1955 .............. 16 .............. 8 .............. 1° 1° 2° 1° 1° 1° 1° 1°
1956 .............. 12 .............. 6 .............. 5° 1° 8° 2° 1° 2°
1957 .............. 13 .............. 5 .............. 1° 1° 2° 3° 4°
1958 .............. 13 .............. 5 .............. 3° 2° 4° R 4°
1959 .............. 13 .............. 4 .............. 2° 4° 1° 1°

Presidente Lequio

1960 .............. 13 .............. 3 .............. 1° 3° 1°
1961 .............. 13 .............. 9 .............. 3° 1° 2° 2° 1° 2° 4° 3° 2°
1962 .............. 14 .............. 5 .............. 1° 1° 5° 2° 1°
1963 .............. 12 .............. 7 .............. 1° 3° 2° 2° 3° 4° 7°
1964 .............. 15 .............. 5 .............. 2° 1° 3° 1° 2°
1965 .............. 16 .............. 7 .............. 1° 1° 5° 1° 1° 2° 5°

Presidente Luling Buschetti

1966 .............. 14 .............. 6 .............. 5° 1° 3° 5° R 1°
1967 .............. 14 .............. 6 .............. 4° 5° 2° 2° 3° 2°
1968 .............. 16 .............. 5 .............. 1° 1° 1° 4° 5°
1969 .............. 16 .............. 7 .............. 3° 3° 4° 3° 3° 2° 2°
1970 .............. 16 .............. 7 .............. 3° 6° 5° 6° 2° 2° 8°
1971 .............. 15 .............. 6 .............. 4° 2° 5° 3° 3° 2°
1972 .............. 15 .............. 5 .............. 6° 1° 3° 2° 3°
1973 .............. 17 .............. 6 .............. 2° 2° 4° 8° 3° 6°
1974 .............. 16 .............. 5 .............. 1° 1° 5° 7° 3°
1975 .............. 14 .............. 5 .............. 1° 1° 1° 6° 4°
1976 .............. 15 .............. 4 .............. 1° 1° 1° 4°

Presidente Sordelli

1977 .............. 16 .............. 4 .............. 1° 1° 8° 6°
1978 .............. 16 .............. 3 .............. 7° 4° 8°
1979 .............. 16 .............. 4 .............. 5° 10° 7° R
1980 .............. 16 .............. 3 .............. 5° 7° 2°
1981 .............. 13 .............. 5 .............. 3° 2° 8° 8° 5°
1982 .............. 15 .............. 5 .............. 4° 6° 4° 3° 6°
1983 .............. 18 .............. 7 .............. 6° 5° 3° 7° 3° 6° 4°
1984 .............. 18 .............. 7 .............. 4° 9° 6° 5° 2° 5° 4°
1985 .............. 19 .............. 5 .............. 1° 6° 4° 6° 7°
1986 .............. 18 .............. 4 .............. 7° 5° 4° 4°
1987
1988
1989

Presidente Checcoli

1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996

Presidente Croce

1997
1998
1999
2000

Non mi è stato possibile trovare o ricevere dalla F.I.S.E. i risultati delle coppe delle nazioni dal 1987 a oggi. La F.I.S.E. è rispettosa della riservatezza. I dati non li comunica. Comunque di primi posti non mi pare ce ne siano e neppure di onorevoli piazzamenti.

Anche perché fino al 1970 la FISE aveva un "organo" ufficiale, Il Cavallo Italiano, rivista mensile, che informava dettagliatamente il pubblico di tutti i risultati nei concorsi in Italia e all'estero, quando partecipavano squadre ufficiali italiane e cavalieri isolati. Chiuso Il Cavallo Italiano, l'informazione, concorso per concorso (categoria, formula di gara, classifica, penalità, tempo, premi vinti) è finita.

In sessantasei anni, dal 1909 al 1986, l’Italia ha partecipato a 305 coppe delle nazioni delle 819 che si sono disputate nel mondo. Ha dunque partecipato al 37.7% delle coppe. Ne ha vinte 95, pari al 31%.

Nello stesso periodo la Germania ne ha vinte 142, l’Inghilterra 130, gli Stati Uniti 100, la Francia 91.

Dal 1909 al 1986 l’Italia ha ottenuto nelle stesse coppe, oltre le 95 vittorie, 63 secondi posti, 41 terzi posti, per un totale di 199 piazzamenti, pari al 65.2% delle coppe disputate.

Ma se esaminiamo più nel dettaglio questi dati risulta che:

nei ventisei anni che vanno dal 1909 al 1940, non considerati i cinque anni d’interruzione dell’attività internazionale a causa della Prima guerra mondiale, si sono disputate nel mondo 229 coppe, l’Italia ha partecipato a 89 (38.86%), ne ha vinte 43 (48%) e ha ottenuto 21 secondi posti e 11 terzi, per un totale di 85 piazzamenti, pari al 95.50%;

nei trent’anni che vanno dal 1947 al 1977 (ho scelto questa data, può darsi arbitrariamente, come fine di un periodo, perché è l’ultimo anno in cui i fratelli d’Inzeo e Mancinelli montano insieme in squadra) le coppe disputate nel mondo sono 441, l’Italia partecipa a 173 (39.22%), ne vince 51 (23%), ottiene 39 secondi posti, 28 terzi, per un totale di 118 piazzamenti, pari al 68.2% delle coppe disputate;

nei dieci anni che vanno dal 1978 al 1986 le coppe disputate nel mondo sono 149, l’Italia partecipa a 43 (28.85%), conseguendo in totale 1 primo, 3 secondi, 4 quarti, ovvero 8 piazzamenti (18.6%).

Da notare che fino al 1940 l’Italia primeggia nel mondo con 43 vittorie, seguita dalla Germania con 37 vittorie, dalla Francia con 30 e dall’Inghilterra con 16.

Dal 1946 al 1977 il primato passa all’Inghilterra con 74 vittorie, seguita dalla Germania con 68 vittorie, dagli Stati Uniti con 66, dall’Italia con 51, dalla Francia con 36. Occorre tener conto del fatto che la Germania partecipa alla prima coppa del secondo dopo guerra nel 1952 a Roma e la prima vittoria è nel 1954 a Dortmund.

Fino al 1986 l’Italia deteneva un record: quello del maggior numero di vittorie in una sola annata, sette nel 1955. Può darsi che lo detenga ancora, ma non posso affermarlo perché mi mancano i dati. Le vittorie: Roma (Piero d’Inzeo, Raimondo d’Inzeo, Salvatore Oppes), Parigi (d’Inzeo, d’Inzeo, Oppes), Londra (Oppes, Raimondo d’Inzeo, Piero d’Inzeo), Dublino (Raimondo d’Inzeo, Luigi Cartasegna, Oppes), Belgrado (Vincenzo Bettoni, Duccio Marzichi Lenzi, Lorenzo Medici), Pinerolo (Piero d’Inzeo, Raimondo d’Inzeo, Luigi Cartasegna), Ginevra (P. d’Inzeo, R. d’Inzeo, Vincenzo Bettoni).

A puro titolo d’informazione, poiché è evidente dall’esame dei precedenti dati che i cavalieri italiani componenti di squadre vincitrici in coppa non possano che appartenere quasi tutti alla vecchia guardia o, attivi nel secondo dopoguerra, non possano che ricollegarsi alla scuola d’anteguerra per i maestri di cui sono eredi, riporto il numero delle vittorie in coppa dei cavalieri italiani:

con 41 vittorie : Piero d’Inzeo,
con 32 “ : Raimondo d’Inzeo,
con 30 “ : Graziano Mancinelli,
con 22 “ : Alessandro Bettoni,
con 15 “ : Ferdinando Filipponi, Tommaso Lequio di Assaba,
con 13 “ : Giulio Borsarelli,
con 12 “ : Salvatore Oppes, Stefano Angioni,
con 11 “ : Francesco Formigli,
con 10 “ : Mario Lombardo di Cumia,
con 9 “ : Vittorio Orlandi,
con 8 “ : Francesco Forquet,
con 7 “ : Adriano Capuzzo,
con 6 “ : Carlo Kechler, Lalla Novo,
con 5 “ : Giorgio Pacini, Antonio Gutierrez, Ugo d’Amelio, Giorgio Nuti,
con 4 “ : Ettore Caffaratti, Renzo Bonivento, Gerardo Conforti, Lorenzo Medici Tornaquinci, Alessandro Perrone, Fabrizio Finesi,
con 3 “ : Bruno Bruni,Vincenzo Bettoni, Luigi Cartasegna, Luciano Ambrosio, Giulia Serventi
con 2 “ : Francesco Amalfi, Giacomo Antonelli, Carlo Calvi, Alessandro Alvisi, Leone Valle, Tommaso Barbantini, Ettore Bocchini, Natalie Perrone, Antonio Oppes, Emilio Puricelli,
con 1 “ : Giorgio Bianchetti, Carlo Capece Zurlo, Gaspare Bolla, Alberto Acerbo, Vittorio Fenoglio, Leone Tappi, Alessandro Valerio, Ettore Cerboneschi, Santorre di Santarosa, Carlo Tappi, Giuseppe Cacciandra, E.Raguzzi, Riccardo d’Angelo, Alberto Lombardi, Baldo Bacca, Alberto Guzzinati, C. Olivieri, Flavio Frassetto, Ranieri Campello, G. Serpi, Duccio Marzichi Lenzi, Fabio Mangilli, Mario Maini, Stefano Lupis, Robledo Rossi, Bruno Scolari.

Fino al 1986 il cavaliere che vantava il maggior numero di vittorie al mondo in Coppa era Frank Chapot (Stati Uniti) con 46 vittorie, secondo era Piero d’Inzeo con 41 vittorie, quinto Raimondo d’Inzeo con 32 e settimo Graziano Mancinelli con 30 vittorie.

A questi risultati si aggiungano quelli ottenuti in olimpiadi, campionati del mondo e d'Europa, che riporterò al più presto.

Per ragioni storiche che sarebbe troppo lungo e anche complicato, oltre che noioso, esporre qui, il Sistema naturale di equitazione non viene tradotto in un corpo di scritti organici che abbraccino tutto il grande campo dell’impiego del cavallo nel lavoro e nella competizione, che non è fatta soltanto del salto ostacoli. Un corpo di scritti, tanto più se organici ed esaurienti, può essere tramandato e insegnato. Un insegnamento orale è di difficile e incerta trasmissione. Man mano che si allontana dalla fonte che l’ha originato l’insegnamento orale s’inquina, si deforma, è soggetto alle più svariate influenze delle varie personalità che se ne fanno interpreti. Meno di cinquant’anni dopo la morte di Caprilli, nel 1955, viventi molti dei suoi allievi diretti, un questionario di cinque quesiti e osservazioni circa le opinioni di Caprilli in tema di insegnamento pubblicato su Il cavallo italiano; organo ufficiale della Federazione Italiana Sport Equestri, mette in luce un disaccordo generale tra i suoi stessi allievi diretti e indiretti su temi di una certa rilevanza ai fini di una definizione fedele e precisa sulla posizione in sella voluta dal maestro, come la ceduta, l’assetto di staffa o sull’inforcatura, il foglio di carta tra natiche del cavaliere e sella che secondo alcuni dev’esserci, perché Caprilli l’ha detto, e secondo altri non esserci, perché Caprilli non l’ha mai nominato. Rispondono: Ettore Caffaratti, Carlo Giubbilei, Giovanni Anselmi, Giacomo Antonelli, Guido Luigi, Francesco Amalfi, Carlo Gregorio Boschi, Diego Salazar, Luigi Carotti, Francesco Campanari, Giulio Cacciandra, Adriano Lanza, Francesco Forquet, Ruggero Ubertalli, Paolo Attilio Anselmi, Francesco Formigli. Tra il fior fiore degli allievi e degli interpreti più fedeli del Sistema. Oggi sembrano inezie superflue. Eppure, quando si deve definire in uno scritto la posizione, bisogna usare parole precise, quelle e non altre, per rappresentare senza equivoci il fine che si vuole raggiungere.

Caprilli ha lasciato quattro lunghi articoli pubblicati dalla Rivista di cavalleria (Per l’equitazione di campagna, 1901; Due altre parole sull’equitazione di campagna, 1901; Sul nuovo Regolamento d’equitazione, 1902; Una replica, 1902), un lungo articolo non pubblicato dalla Rivista, reso pubblico postumo da Giubbilei nel 1910, Osservazioni sul Concorso ippico internazionale di Torino (1902), un opuscolo dal titolo Il concorso ippico in genere dovrebbe mirare, scritto “con ogni probabilità†nell’autunno del 1905, infine nel luglio del 1907 un breve articolo dal titolo Campionato del cavallo militare, che è “l’ultimo dei suoi scritti dati alle stampeâ€. Caprilli consegna a Giubbilei una serie di appunti “che dovevano servire, ordinati e completati, a scrivere quel trattato del suo metodo che purtroppo Federico Caprilli non ha lasciatoâ€, annotati a matita o a penna su vari foglietti, “pieni di cancellature e di correzioniâ€, che nell’inverno del 1906 l’amico e allievo con una buona lente d’ingrandimento provvede a decifrare e a trascrivere “con un lavoro lungo e paziente†e la Rivista di cavalleria, pubblica numerati da uno a quarantanove, anch’essi postumi. Sono massime, aforismi, semplici annotazioni. Tutti gli scritti di Caprilli espongono i principi e alcuni procedimenti del sistema riferiti nelle dichiarate intenzioni del maestro esclusivamente all’equitazione militare, alla vera maniera di servirsi del cavallo in campagna e all’istruzione della recluta, cioè del coscritto (non volontario, anche se poi la passione e la qualità possono esser molte) di diciotto-vent’anni, proveniente dall’ambiente contadino, all’inizio del secolo in gran parte analfabeta o semianalfabeta. Non trattano né di equitazione sportiva, né della preparazione del cavallo al concorso ippico (oggi concorso di salto). Nell’articolo a commento del concorso ippico di Torino Caprilli scrive, tra l’altro, “Io poi, come ho già detto, ritengo e pratico il salto come una scuola per assecondare il cavallo, scuola che trova la sua più ampia e completa applicazione all’apertoâ€. Vi sono molti altri riferimenti negli scritti del maestro, il quale era un lucido pragmatico, alle finalità del suo insegnamento.

Questi scritti sono stati compendiati in un Manuale di Equitazione, edito dalla F.I.S.E. nel 1957, che altro non è che il regolamento Istruzione a cavallo e addestramento ippico per l’arma di cavalleria del Ministero della Guerra - Ispettorato delle truppe celeri, edizione del 1942. Il manuale, più che il regolamento, merita qualche considerazione. Gli è stata tolta la premessa che spiegava le finalità del regolamento, fatto molto bene come tutti i regolamenti militari, coerente, conseguente, esattamente mirato allo scopo da raggiungere. E’ scritto nella premessa: “L’istruzione a cavallo e l’addestramento ippico militare si ispirano al principio di formare, nei limiti di tempo e di luogo stabiliti, cavalieri e cavalli capaci di muovere e combattere nei più svariati terreni e nelle condizioni particolarmente difficili imposte dai mezzi bellici odierni, ed inoltre di preparare, dal punto di vista cavalleristico, gli elementi occorrenti per istruire e comandare reparti di cavalleriaâ€. Al terzo paragrafo, dal titolo “L’istruzione del cavaliere non è indipendente da quella del cavalloâ€, è scritto: “E’ bene che l’istruzione del giovane cavaliere sia impartita con un cavallo già istruito e che quella del cavallo giovane sia compiuta da un cavaliere già pratico. Tuttavia va subito affermato che, nel sistema naturale di equitazione, l’istruzione del cavaliere e quella del cavallo procedono perfettamente di accordo e che, con l’identico metodo, è possibile formare nel contempo tanto l’uno che l’altroâ€. Al quarto conclusivo paragrafo è scritto: “Le prescrizioni contenute nel presente regolamento costituiscono il metodo pratico di addestramento per raggiungere, nei reparti di cavalleria, gli scopi espressi al n.1. Esse pertanto escludono tutto ciò che, nell’addestramento, non ha stretta attinenza con l’impiego in guerraâ€. Questo è il chiaro ed esplicito preambolo. Sono state inoltre tolte dal Manuale di Equitazione della F.I.S.E. le sedici belle fotografie che illustravano esemplarmente la posizione del cavaliere in sella da fermo e in movimento, forse perché il modello è un soldato di cavalleria in uniforme. Infatti nel Manuale della F.I.S.E. la “recluta†del testo del Regolamento militare è comprensibilmente diventata “allievo†ed è l’unica modifica. Ma il Regolamento è stato scritto avendo come soggetto privilegiato il coscritto, il soldato di leva appena arruolato, la recluta di cavalleria, o almeno la sua preparazione equestre, circoscritta agli scopi espressi precisamente al primo paragrafo, come abbiamo visto, non l’allievo volontario che si avvia all’equitazione per diventare un possibile futuro campione in una delle discipline olimpiche. Un manuale federale dovrebbe gettare le basi per prevedere e offrire a tutti i novizi questo esito felice e non improbabile. E’ evidente, tra l’altro, che un allievo che inizia il suo tirocinio equestre non può operare e neppure contribuire nel preparare un cavallo giovane al quale la competizione richiederà ben altra formazione, ben altro perfezionamento, ben altro impegno. Ma per le esigenze del reparto di cavalleria quanto la recluta nel corso della sua istruzione poteva insegnare al cavallo era sufficiente. Mutati completamente gli scopi, è possibile continuare a fondare ufficialmente l’insegnamento nelle nostre scuole sulle prescrizioni del nostro Manuale? E’ un equivoco o un inganno. E’ ora di risolvere il problema.

Certamente con questo manuale, anche solo traendone i principi informatori, non si può costruire il corpo di tutte le materie equestri di insegnamento di una operante futura scuola italiana di equitazione.

Da questo punto di vista è tutto da fare. Il che vuol dire costituire una commissione o diverse commissioni per l’insegnamento con il compito di approntare le materie, cioè scrivere i testi che servano come base per elaborare l’insegnamento, se vogliamo che esso abbia lo spirito e conservi il carattere di una equitazione originale come la nostra e disponga di procedimenti di esecuzione adatti a tutto quanto si richiede oggi al cavallo da competizione nelle tre discipline olimpiche, addestramento, salto, completo. E se vogliamo che l’equitazione italiana si conservi attuale nel tempo e sia trasmissibile alle generazioni future sia come sistema per montare bene a cavallo, sia come viva e benefica testimonianza di quello che ci ha lasciato il passato, un passato che ha influenzato l’equitazione sportiva di tutto il mondo. Approntare l’insegnamento scritto non vuol dire formulare qualcosa di immediatamente definitivo. Sarà un testo che nel corso del tempo verrà arricchito dagli apporti della ricerca, semplificato, chiarito ed emendato là dove risulterà necessario, fino a diventare il metodo di equitazione italiano che abbraccia tutti i campi dell’impiego sportivo del cavallo da sella, scopo per il quale si è costituita negli anni l’organizzazione equestre italiana, oggi diretta dalla Federazione Italiana Sport Equestri. Questo è un compito fondamentale al quale si potrebbe assolvere senza bisogno che sia costituita la futura scuola e costruita la sua sede. Dal 1945, cioè dalla fine della Seconda guerra mondiale e dal passaggio dell’organizzazione da militare a civile, non è stato ancora fatto.

Eppure nel passato la Federazione promuove diversi corsi per brevettare insegnanti cosiddetti “federaliâ€, in grado di trasmettere un insegnamento con un marchio di ufficialità che in effetti è solo nel titolo del corso. L’insegnamento impartito in realtà è sempre stato un fatto personale dei docenti di volta in volta incaricati. Docenti che tra loro hanno ben poche cose in comune. A parole tutti si richiamano a Caprilli, ma nei fatti manca un terreno comune, coltivato e approfondito, che discenda da un insegnamento all’origine unificante, che consenta almeno un linguaggio comune.

Il primo corso federale del dopoguerra, indetto nel 1960, è tenuto dal colonnello Cartasegna, ufficiale di cavalleria, figlio dei corsi che si tenevano prima dell’ultima guerra a Pinerolo e a Tor di Quinto. Il secondo corso si è svolto dal ‘75 al ‘77 ed è stato tenuto dal sottoscritto che, ovviamente, non può avere la stessa formazione del precedente insegnante. Dal 1978 al 1989 si succedono corsi diretti dal colonnello Nava, il quale insegna (basta leggere il suo libro Equitazione oggi, senza data, dovrebbe essere 1981) secondo la propria formazione e i propri studi, che sono diversi da quelli del primo e secondo insegnante. Nello stesso tempo si svolgono corsi a carattere regionale, con insegnanti a loro volta di varia estrazione ed esperienza, senza che un filo unico, identico per quanto riguarda i principi fondamentali dell’arte equestre, e senza un programma di insegnamento predefinito che colleghi e renda organici e coerenti i vari insegnamenti.

In questi ultimi anni si è inoltre verificato un fatto nuovo per l’ambiente equestre italiano, inimmaginabile viventi ancora cavalieri allievi diretti o indiretti di Caprilli: l’importazione dell’insegnamento estero che, in molti casi, è di gran lunga più avanzato, più elaborato del nostro dal punto di vista della completezza e della metodologia didattica, sia chiamando o lasciando venire maestri esteri in Italia, sia inviando cavalieri italiani a imparare all’estero, entrambi avvenimenti inconcepibili prima e subito dopo l’ultima guerra. Sono venuti in Italia maestri (e spesso falsi maestri) dalla Germania, dalla Francia, dall’Inghilterra, dall’Irlanda, dalla Svizzera, dall’Olanda e recentemente dagli Stati Uniti. Abbiamo inviato nostri cavalieri a imparare soprattutto in Germania e abbiamo importato massicciamente cavalli esteri per sopperire alle carenze del nostro allevamento. Su questo fatto ci sarebbe molto da riflettere. Il tipo di monta richiesto dai cavalli grandi, potenti, freddi, facilmente meccanizzabili, come i tedeschi e gli olandesi, è agli antipodi della monta richiesta da cavalli tipicamente italiani, molto insanguati e fini, com’erano per esempio, per citarne solo tre, Posillipo, Merano, Pagoro. E’ il tipo di monta che si vede sui nostri campi di gara praticato dai cavalieri di maggior nomea che fanno scuola presso i giovani che si diffonde sempre più nella patria di Federico Caprilli. Dal 1945 nessun cavaliere estero è venuto in Italia per imparare la cosiddetta equitazione italiana. In compenso abbiamo inviato a spese della nostra Federazione cavalieri di salto ostacoli a imparare negli Stati Uniti, i cui rappresentanti sono ritenuti oggi in Italia - erroneamente - “i migliori interpreti della scuola caprillianaâ€! Eloquenti articoli sono usciti sulla nostra stampa specializzata per informare che nostri cavalieri sono andati a risciacquare i panni in Arno negli Stati Uniti. Si tratta di un grande equivoco e di un falso tecnico e storico. Tecnico, perché il lavoro di preparazione in piano dei cavalieri statunitensi, che passa attraverso la riunione, la mobilizzazione laterale, il controllo dell’equilibrio e delle falcate di galoppo nell’avvicinamento all’ostacolo, proviene dall’insegnamento classico francese e tedesco. Il testo The Official Manual of the United States Cavalry School at Fort Riley, pubblicato da Gordon Wright, New York 1962, è palesemente fondato sul manuale di equitazione della cavalleria francese, divenuto nel dopoguerra il Manuale di equitazione della Federazione francese sport equestri. Uno dei migliori cavalieri di salto ostacoli statunitensi, il più ricco di medaglie olimpiche, oro individuale al Messico, William Steinkraus, oggi capo dell’ U.S.E.T. (United States Equestrian Team), autore di un bel libro intitolato Riding and jumping, New York 1974, dichiara testualmente di ispirarsi all’esempio della squadra tedesca di salto e all’insegnamento “di Müseler, di Seunig e di d’Endrödy, che sono la base dei concetti del nostro allenatore olimpico Bertalan de Nemethyâ€. Scrive Steinkraus: “Questi concetti mi hanno aperto numerose porte e l’influenza tedesca si riflette sensibilmente lungo questo libroâ€. Riconosce inoltre l’influenza della scuola francese agli inizi della sua carriera sportiva grazie allo studio di “due eccellenti libri di Harry Chamberlain dovuti alla sua formazione a Saumurâ€. Non cita una sola volta Caprilli e l’equitazione italiana, a parte gli elogi per i fratelli d’Inzeo, suoi ammiratissimi e stimatissimi avversari. A proposito di questo libro è confortante trovare il primo capitolo, intitolato “Cavalieri e lettori†, che si apre con una domanda: “Mi sono spesso domandato perché i cavalieri, in confronto agli appassionati di golf e di sky, per esempio, trascorrono così poco tempo a studiare con la lettura le tecniche del loro sport. Sarà a causa del detto che “l’equitazione non s’impara sui libriâ€? Il detto è del gen.l’Hotte, in Questions équestres, a pag.8 del testo che ho avuto l’onore di tradurre in italiano, che aggiunge “...libri che istruiscono soltanto coloro già sannoâ€. E’ ovvio che per Steinkraus quella sopra è solo una domanda provocatoria. La domanda è posta non da uno studioso, ma da un cavaliere che si è imposto sul campo e non alla scrivania.

E’ un falso storico, perché è incontrovertibile che colui che ha dato il maggior impulso e l’impronta all’odierna equitazione di salto ostacoli statunitense è proprio Bertalan de Nemethy, già ufficiale di cavalleria ungherese, che dal 1955 al 1985 ha diretto la squadra di salto statunitense, tecnico di idee formate dalla scuola tedesca. Per convincersene è utile leggere il suo bel libro The de Némethy Method, New York 1988. A maggior riprova della sua filiazione, de Némethy scrive nella prefazione che “probabilmente il miglior libro mai scritto di equitazione è Der Gimnasium des Pferdesâ€, del maestro tedesco Gustav Steinbrecht (il peggior insulto che il generale Ubertalli era convinto si potesse rivolgere al generale Amalfi, in uno dei loro polemici scambi epistolari della vecchiaia, era quello di essere stato lettore di Steinbrecht! Il generale Amalfi naturalmente se ne compiaceva, perché considerava Steinbrecht, com’è indubbiamente, un grande maestro). Anche se il sottotenente de Nèmethy, quando l’allora tenente colonnello Amalfi fu inviato nel 1929 per due anni in Ungheria a insegnare il sistema Caprilli alla Scuola di cavalleria di Orkeny, presso Budapest, ascoltò e lavorò secondo i nostri principi. (da non dire: Amalfi riscosse grande successo. Rientrò in Italia con la più alta decorazione militare ungherese).

***

Il quadro del nostro insegnamento, così stando le cose, non può essere che confuso. Come in effetti è. Sarebbe sciocco pretendere un insegnamento dogmatico di Stato, imposto su tutto il territorio nazionale. E’ intelligente permettere che ciascuno, secondo le proprie inclinazioni, acquisisca il modo di diventare cavaliere più congeniale alla sua natura. Ma, per eliminare la confusione, l’arbitrio e l’empirismo, le cui uniche vittime innocenti sono i cavalli e i giovanissimi allievi delle nostre scuole di equitazione e dei centri affiliati e non affiliati alla F.I.S.E., è indispensabile che l’insegnamento ufficiale, che diverrà patrimonio dei futuri insegnanti, sia fondato su principi certi e di qualità, principi che siano di base a ogni successivo sviluppo e perfezionamento e salvino o ricostituiscano la dottrina italiana, un patrimonio, ripeto, prezioso e di grandi successi soprattutto nel salto ostacoli.

Occorre dunque un corpo di insegnanti, ridotto, commisurato alle nostre attuali possibilità, che ragioni in materia equestre avendo come terreno comune gli stessi principi e s’intenda sulle questioni fondamentali del montare a cavallo. Questo ridotto corpo di insegnanti di alta qualità potrà diventare il corpo insegnanti di una futura scuola nazionale veramente italiana. Ma senza la materia d’insegnamento e senza un gruppo di cavalieri-insegnanti, padroni competenti e convinti di quella materia, non potremo parlare che di edifici e di impianti, anche meravigliosi, ma privi di contenuto pedagogico. Una piccola scuderia con un buon maestro continuerà a valere più di una anche imponente e lussuosa organizzazione di Stato con decine e decine di addetti e la più roboante denominazione. E’ d’altra parte la strada che ha scelto la Gran Bretagna, priva di un ente centrale di formazione.

La Francia, più di tutte la altre nazioni della vecchia Europa, è oggi all’avanguardia per aver costituito un organismo di Stato cui è demandata la conservazione e la trasmissione degli insegnamenti di una scuola di equitazione, cioè di un modo d’intendere e realizzare l’intesa tra l’uomo e il cavallo per l’impiego di quest’ultimo nella manifestazioni sportive e artistiche.

Intorno al Cadre Noir, di cui abbiamo parlato sopra, già corpo di insegnanti militari di equitazione della Scuola di cavalleria, si è costituita poco per volta, in un arco di quindici anni, un’organizzazione che alla fine ha preso il nome di Scuola Nazionale di Equitazione (Ecole Nationale d'Equitation, E.N.E).

Alla fine della Seconda guerra mondiale la Francia conserva un corpo di insegnanti militari di equitazione, appunto il Cadre Noir, che non ha più motivo di esistere perché non esiste più la cavalleria a cavallo. E dunque non ci sono allievi da istruire in seno all’esercito. Il corpo viene tenuto in vita soprattutto per il prestigio che dà alla Francia. Ma l’equitazione, in Francia come in tutta l’Europa, vive uno straordinario rifiorire. Per evitare che nasca un disordine contrario allo sviluppo di uno sport che rappresenta rilevanti interessi economici nazionali per via di un fiorente e qualitativo allevamento, i responsabili dei seguenti ministeri: Gioventù e Sport, Agricoltura, Difesa, Educazione Nazionale, Economia e Finanza (allora retto dal futuro presidente della Repubblica Valery Giscard d’Estaing, grande appassionato di cavalli), Natura e Paesaggio, Funzione Pubblica, ben sette ministeri dunque, con la firma del primo ministro Jacques Chaban-Delmas, decretano a Parigi il 16 maggio 1972 la costituzione e l’organizzazione della Ecole Nationale d’Equitation, con sede a Saumur. Questo non è che l’atto finale di un lungo processo.

La gestazione della scuola inizia nel 1957. In quell’anno viene costituito il “Consiglio Nazionale degli sport equestriâ€, organismo di studio. Nel 1962 si trasforma nel “Comitato nazionale di coordinamento degli sport equestriâ€. Nel 1968 assume la denominazione di “Istituto nazionale di equitazioneâ€, posto sotto l’autorità del presidente del consiglio dei ministri. L’Istituto è finalmente operativo. Si serve di personale tecnico e amministrativo completamente militare e occupa edifici militari di Saunmur e di Fontainebleau. La Scuola vede la luce a Saumur, perché Saumur viene riconosciuta la città equestre (“cavaliera†dicono i Francesi che hanno il femminile di cavaliere) per eccellenza, riconoscimento che dovrebbe spettare alla nostra Pinerolo. Ospitata all’inizio in edifici militari, tra cui il Maneggio degli Ecuyers di illustre memoria, in cui hanno lavorato i grandi maestri francesi dell’Ottocento e del Novecento, dal 1975 inizia a trasferirsi nella nuova sede via via edificata sui terreni di Terrefort, già della Scuola di cavalleria, nei pressi del vecchio ippodromo militare di Verrie, sempre della Scuola di cavalleria, poco fuori Saumur. Oggi la Scuola è insediata tutta quanta nell’impianto più bello e moderno del mondo.

La Scuola dipende dal Ministero della Gioventù e dello Sport ed è retta da un direttore nominato dal ministro della Gioventù e dello Sport. Il direttore sceglie l’écuyer in capo del Cadre Noir, che è il garante dell’istruzione e della fedeltà ai principi della scuola francese. Il Cadre Noir, interamente militare fino al 1970, si apre ai cavalieri civili. Se agli inizi degli anni ‘80 il personale è per un terzo civile, oggi è quasi completamente civile. L’écuyer in capo è un ufficiale di cavalleria. Per ora l’esercito ha conservato questo privilegio. Due amazzoni fanno parte dell’organico. Tutti, militari e civili, cavalieri e amazzoni, vestono l’uniforme nera e sono soggetti, più che alla disciplina militare, a una forma molto corretta e severa di comportamento, che d’altra parte è imposta dall’equitazione stessa e dall’eleganza del portamento del cavallo educato dalla disciplina dell’addestramento.

Ripercorrere la stessa strada della Francia sarebbe per noi impossibile e forse anche non ragionevole alla luce di una sola considerazione: il nostro allevamento non rappresenta nel bilancio dello Stato una voce che smuova legittimi interessi dell'amministrazione pubblica. Oggi ben pochi ministri o alti funzionari dello Stato potrebbero essere sensibili al futuro dell’arte equestre. Forse il solo Ministero della Difesa, per questioni di bilancio e di sopravvivenza di una rappresentanza di cavalieri in uniforme, sarebbe interessato a un ente scolastico superiore. O forse, sfidando un facile e modesto “concreto buon senso†, sarebbe il caso di tentare una strada del genere per coinvolgere il maggior numero di forze per realizzare l’ambizioso progetto, senza attendere l’esito della soluzione ottimale per operare, organizzando fin d’ora l’insegnamento, del quale conta la qualità, più che il contenitore o la collocazione geografica. Una volta tanto, e finalmente, potremmo avere la coscienza tranquilla di chi ha lavorato per il bene della società equestre e per il futuro.

Oggi non si tratta soltanto di insegnare l’equitazione e di preservare cavalli e giovani cavalieri dagli abusi di un cattivo modo di montare a cavallo. Non si tratta soltanto di migliorare il livello generale dei cavalieri italiani nella competizione affinché vincano e facciano sventolare i nostri colori sui campi di gara del mondo come avveniva in passato.

Ripetendo una frase nota: è certamente anche questo, ma non soltanto questo. E’ ben di più.

E’ conservare, per quanto ancora è possibile, e ritrovare, propagandandola con l’esempio, la civiltà italiana del cavallo, che ha educato generazioni e generazioni di uomini, prima che vada perso irrimediabilmente un patrimonio di ricchezze civili, culturali, morali, estetiche, che ha esaltato pittori, scultori, poeti, statisti, condottieri, scrittori.

Sarebbe una perdita, un passo indietro nel cammino del nostro patrimonio di civiltà, se i nostri giovani, almeno una piccola parte di essi, non potessero più arricchirsi con gli stimoli intelligenti che sa dare il cavallo educato dall’equitazione, restituendo a questo antico termine il significato di arte di governare l’istinto, le forze muscolari, il movimento del cavallo, da cui deriva tutto il resto che desideriamo.

Ho cercato in questo viaggio attraverso la storia del cavallo e dell’uomo, che insieme danno origine all’equitazione, viaggio brevissimo se confrontato al lungo tempo che ha voluto abbracciare, di rappresentare solo alcuni aspetti, pochi tra i tanti, che dovrebbero informare lo spirito di un serio programma d’insegnamento, dando un ridottissimo conto di alcuni degli uomini illuminati e di straordinaria cultura e competenza che si sono messi al servizio dell’equitazione. Insegnare con lo spirito che ho cercato di raccogliere con lo studio del passato nelle pagine che precedono, insegnare con il rigore dello storico e del tecnico documentato vuol dire preparare uomini di cavalli-futuri insegnanti che certamente elevereranno il livello dell’ambiente equestre italiano. Vuol dire affidare le qualità dei futuri cavalieri e dei loro cavalli a tecnici consapevoli e competenti. Ne guadagnerebbe certamente la competizione, in tutti i campi, che è la ragione più diffusa per cui oggi si continua a montare a cavallo.
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