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Indietreggiare

 
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Autore Messaggio
Col. Paolo Angioni
Moderatore


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MessaggioInviato: Lun Gen 19, 2009 23:56    Oggetto: Indietreggiare Rispondi citando

Generale Albert Decarpentry, Equitazione accademica, edzione francese del 1964, pagine 179-187.

CAPITOLO VI


I N D I E T R E G G I A R E


OPERE DA CONSULTARE

GENERALE FAVEROT DE KERBRECH
RAABE
STEINBRECHT

Per ricevere in buone condizioni l’educazione superiore che conduce all’equitazione accademica, resta inteso che il cavallo deve essere prima di tutto un buon cavallo sportivo, ben confermato in quest’impiego. Non ignora dunque la «marcia indietro».
Ma, nello stesso modo in cui la sua nuova destinazione esige la regolarizzazione e il perfezionamento della sua mobilitĂ  nella progressione diretta e laterale, esige le stesse qualitĂ  dalla sua mobilitĂ  retrograda.
Per di più l’indietreggiamento regolare e corretto costituisce uno dei mezzi più efficaci per lo sviluppo della flessibilità delle reni e del treno posteriore, mentre il suo impiego, quando è praticato in cattive condizioni di esecuzione, è al contrario nocivo per questo sviluppo.
E’ dunque necessario determinare dapprima la forma dell’indietreggiamento corretto e «utile», così come le sue deformazioni e i suoi difetti più frequenti.
Nell’indietreggiamento corretto, i posteriori portati indietro dal preliminare arretramento del tronco – perché «è il peso che fa muovere gli arti» – devono ripartire su tutte le articolazioni la flessione che risulta per i posteriori da questo sovraccarico momentaneo e dalla compressione che ne segue. E’ sensibilmente nel momento in cui la punta dell’anca, nell’arretramento del tronco, passa sull’appiombo del piede corrispondente che la flessione dell’insieme dell’arto meglio si ripartisce in tutte le sue articolazioni. Il cavallo che alza in questo momento il posteriore per indietreggiare resta allora padrone del movimento della sua massa. La sua attitudine d’insieme non è modificata. Gli arti prendono una velocità corrispondente a quella del corpo e la durata del loro appoggio è sensibilmente uguale a quella del loro sostegno. Indietreggia con falcate ampie, e nettamente diagonalizzate . I piedi si alzano dal suolo tanto quanto nel movimento in avanti. E’ in grado in ogni momento di smettere di indietreggiare e di ripartire in avanti senza difficoltà.
E’ l’indietreggiamento in equilibrio ed è l’indietreggiamento «utile» per la ginnastica d’insieme del corpo.
Quando il cavallo lascia passare questo momento fuggitivo e alza il posteriore dopo che la punta dell’anca ha già superato nell’indietreggiamento la verticale del piede, si trova bruscamente nella necessità di puntellare la massa, che minaccia di sprofondare indietro. Si affretta a riposare il piede a terra per evitare di cadere «seduto».
Indietreggia a piccoli passi precipitati, radendo il suolo per guadagnar tempo. Cerca anche, abbassando e avanzando la testa, di ristabilire l’equilibrio compromesso, di renderlo meno instabile verso l’indietro. I diagonali sono rotti per la fretta dei posteriori di riprendere appoggio sul suolo.
E’ l’indietreggiamento nella postura seduta. Non può essere frenato che penosamente. La ripresa del movimento in avanti è difficile e non può essere effettuata che dopo un «tempo morto» di sosta più o meno lungo.
Questa deformazione dell’indietreggiamento deriva generalmente dalla preliminare cattiva attitudine del cavallo, la cui incollatura ha ceduto alla base verso il basso ed è più o meno incappucciata.

Ma, nella maggior parte dei casi, nell’indietreggiamento irregolare si osserva il difetto inverso; il cavallo alza i posteriori troppo presto molto prima del passaggio dell’anca sulla verticale del piede.
Il fatto si produce quando l’indietreggiamento è chiesto al cavallo prematuramente, prima che una ginnastica appropriata abbia ristabilito la flessibilità delle articolazioni del treno posteriore irrigidite dal peso del cavaliere e dalla diffidenza del cavallo giovane nei confronti delle azioni della mano che conosce insufficientemente. Il disordine è al colmo quando l’indietreggiamento è chiesto con decisione, e soprattutto con la forzatura dell’innalzamento dell’incollatura non nel piego diretto.
Allora il dorso s’infossa dietro il garrese, sotto la pressione verticale dell’incollatura respinta dall’alto in basso dal peso della testa. Per sfuggire a questa costrizione, il cavallo apre l’articolazione coxofemorale abbassando fortemente la grassella. La pressione della tibia schiaccia il garretto piegato al massimo e il cavallo si affretta a disimpegnarlo bruscamente per portarlo non soltanto indietro, ma anche in fuori, nella speranza di sfuggire successivamente a questa forzata flessione.
Continua a sfuggire così indietro, con i posteriori divaricati, con i garretti che si alzano a scatti come nell’arpeggio. I diagonali sono anche rotti dalla precipitazione dei posteriori. La ripresa del movimento in avanti gli è ugualmente difficile, e si effettua brutalmente.
Fugge indietro lasciando la mano, ciò che dà talvolta l’illusione della leggerezza.

Per ottenere sicuramente la regolarità dell’indietreggiamento, il meglio, quasi sempre, è riprendere interamente, a partire dai primissimi inizi, l’istruzione della marcia retrograda, tenendo conto delle seguenti considerazioni.
Nella pratica non accademica, l’indietreggiamento non è quasi eseguito che in linea retta, per lo più a partire dall’alt, che termina anche più frequentemente con la ripresa del movimento in avanti. Il suo impiego raramente è prolungato.
Ma quando si vuole utilizzare l’indietreggiamento come mezzo ginnastico si è portati a prolungarne le riprese. Inoltre, l’alternanza del movimento in avanti con il movimento retrogrado, senza tempi di alt intermedi, assume un’importanza capitale per la scioltezza d’insieme del cavallo.
Ora la cessazione dell’indietreggiamento si ottiene senza difficoltà quando il cavallo sa passare direttamente dall’indietreggiamento al movimento in avanti; nello stesso modo l’indietreggiamento partendo dall’alt si ottiene facilmente dal cavallo che sa indietreggiare direttamente partendo dal movimento in avanti.
Al contrario, quando il cavallo ha prima imparato a indietreggiare partendo dall’alt, è difficile ottenere in seguito il passaggio diretto dalla marcia in avanti alla marcia indietro, e inversamente. La completa soppressione della battuta d’arresto intermedia è spesso quasi impossibile e sempre di una delicatissima realizzazione.
Infine, nella sua utilizzazione ginnastica, l’indietreggiamento può essere impiegato non soltanto sulla linea retta, ma anche sulle curve, come correttivo di certe manchevolezze dell’apparato locomotore.
L’utilizzazione dell’indietreggiamento come esercizio di scioltezza esige dunque un addestramento molto più spinto che la semplice pratica della sua normale esecuzione nell’equitazione non accademica.



INSEGNAMENTO DELL’INDIETREGGIAMENTO

Il cavallo prova quasi sempre più difficoltà a smuovere decisamente verso l’indietro la sua massa da fermo che a trasformare la marcia in avanti, ben inteso molto lenta, in marcia indietro.
Per ottenere quest’ultima trasformazione bisogna procedere per rallentamento fin oltre il necessario per ottenere l’alt nel momento in cui la velocità diventa nulla, in modo da approfittare della rimanente mobilità della massa per portarla al di là del «punto morto» dell’equilibrio statico, e farle oltrepassare questo punto morto impedendo al cavallo di stabilizzarsi nell’alt.

DISPOSIZIONE DEL CAVALLO

Il cavallo sarà messo sulla pista vicino alla parete, alla mano opposta alla sua flessione naturale. La deviazione dell’indietreggiamento ha più probabilità di prodursi dalla parte della flessione. Se è concavo a sinistra, sarà dunque messo sulla pista a mano destra, con la parete alla sua sinistra.
Inoltre, e per la stessa ragione, l’esecuzione del primo passo indietro sarà chiesta al diagonale destro, il cui posteriore è perciò molto vicino alla parete.

ANDATURA E ATTITUDINE DEL CAVALLO

Il cavallo deve essere perfettamente leggero e con il piego diretto, in un passo di scuola molto lento, senza una riunione troppo accentuata.
Siccome le azioni di mano in vista del rallentamento tendono necessariamente all’innalzamento dell’incollatura, il cavallo dovrà essere messo innanzi tutto con l’incollatura un po’ bassa, affinché l’innalzamento, quando raggiungerà il massimo, non superi l’innalzamento che lascia alla spina dorsale tutta la scioltezza e la libertà di flessione nel piano verticale.

AZIONE DELLA MANO

Invece di chiedere il rallentamento con un’azione continua della mano, l’addestratore si sforzerà di ridurre successivamente l’estensione di ciascuna sgambata del cavallo con azioni intermittenti, regolate sul movimento degli anteriori.
Quando si alza l’anteriore destro, il cavaliere porta il peso del treno anteriore sulla spalla destra in modo da affrettare l’atterraggio di quest’arto limitando l’estensione della sua progressione. Procede così alternativamente da ogni lato ed esercita il cavallo a questo raccorciamento delle sgambate, continuato fino al momento in cui la progressione è ridotta a qualche centimetro, continuando il cavallo a far muovere i propri arti, ma non avanzando più che insensibilmente. L’azione della mano che conviene meglio per questo scopo è l’appoggio della redine opposta alla spalla che si vuole caricare, e il cui effetto sarà dovuto essere sviluppato e confermato con la flessione laterale contraria.
Il cavaliere, con le due mani fissate l’una contro l’altra, le porta alternativamente in alto e a destra, e in alto e a sinistra, per raccorciare la sgambata dello stesso lato.
Queste azioni debbono essere accuratamente graduate e praticate in una messa in mano inalterata.

PROGRESSIONE

Il cavallo sarà poco per volta abituato a passare dal passo, già lento, a una velocità quasi nulla, su un numero determinato di azioni di mano – tre per esempio, che, a mano destra, saranno applicate successivamente all’anteriore sinistro, all’anteriore destro, all’anteriore sinistro. Il terzo tempo sarà seguito da una cessione di mano sufficientemente accentuata per permettere al cavallo di non immobilizzarsi e, al contrario, di riprendere senza interruzione un passo un po’ più attivo.
Quando quest’esercizio è del tutto familiare al cavallo, il cavaliere farà seguire la terza azione di mano da una quarta un po’ più rapida e un po’ più sentita, e cederà non appena il cavallo avrà abbozzato la più leggera retrocessione dell’anteriore destro, ciò che si produce quasi sempre istantaneamente.
Acquisito questo primo risultato e abbozzato l’arretramento dell’anteriore destro, anziché dedicarsi a svilupparlo e a perfezionarlo, l’addestratore si sforzerà di sviluppare, innanzi tutto, l’immediata ripresa del movimento in avanti, non appena sia accennato l’arretramento dell’anteriore destro. Per quest’effetto il cavaliere impiega l’azione delle gambe, il tocco della frusta e il richiamo della lingua, ma con discrezione e misura, stando ben attento a che l’intensità e soprattutto la bruschezza di queste indicazioni non possano turbare l’intendimento del cavallo ed essere considerate dal cavallo come una correzione o anche un «rimprovero» per l’esecuzione dell’accenno d’indietreggiamento: è qui che il tatto del cavaliere trova una delle più delicate applicazioni. Il cavaliere deve mostrarsi poco esigente per i primi risultati che ottiene e molto «tollerante» nel loro progressivo miglioramento. Bisogna tener conto, in effetti, che l’ampiezza del primo passo in avanti non può quasi superare quella del primo passo indietro che l’ha preceduto e che è necessariamente molto poco esteso.
Quando l’accenno di ripresa di movimento in avanti sarà netto quanto quello del movimento indietro che lo precede – ma soltanto allora – l’addestratore si sforzerà di amplificare congiuntamente l’uno e l’altro, fino a che il cavallo arriva a marcare cinque tempi uguali, a cadenza lenta: 1, 2, 3, rallentamento; 4, indietreggiare e 5, passo in avanti, che saranno seguiti da una cessione di mano, da distensione e da ricompensa.
Bisogna inoltre osservare che la prima falcata di passo in avanti non può essere completamente identica a quella dell’indietreggiamento che la precede. In quest’ultima le posate dell’anteriore e del posteriore diventano simultanee dal momento in cui il cavallo trova un po’ di disinvoltura nella sua esecuzione. Al contrario la prima falcata in avanti non può essere che una falcata di passo, e in quest’andatura a quattro tempi le posate dei due arti di uno stesso diagonale non sono simultanei, ma successivi.
Il cavallo sarà esercitato alternativamente alle due mani fino all’ottenimento di risultati uguali per il diagonale destro e per il diagonale sinistro.
Si possono allora chiedere due passi successivi di indietreggiamento, facendo una quinta azione di mano un po’ in anticipo sulla cadenza dei precedenti, facendo seguire immediatamente il secondo passo indietro dalla ripresa del movimento in avanti, e così di seguito.
Quando l’indietreggiamento diventa agevole, lo spostamento laterale delle mani diventa inutile, e deve essere sostituito, poco per volta, da semplici strette di dita sulle redini, rimanendo la mano al posto suo normale, sull’asse longitudinale del cavallo.
Il cavallo deve essere allora esercitato lontano dalla parete, e ogni deviazione dei posteriori deve essere corretta con la flessione laterale contraria del lato opposto, per mezzo dell’azione d’appoggio che rimette allora le spalle davanti alle anche, e permette di evitare l’intervento della gamba, alla quale non bisogna ricorrere che in ultimo per non disturbare la regolarità del movimento.
Infine bisogna insegnare al cavallo a passare dall’indietreggiamento all’alt, e dall’alt all’indietreggiamento.
Per far cessare l’indietreggiamento è sufficiente far agire le gambe come per portare il cavallo in avanti, e inoltre impedirgli, immediatamente dopo, la progressione con l’opposizione della mano. Ma l’azione delle gambe deve essere meno forte che per il cambiamento del senso della marcia per evitare che il cavallo si riunisca esageratamente nella stazione, e l’azione della mano, sebbene molto ravvicinata a quella delle gambe, deve esserle nettamente successiva, per evitare di «bloccare» il cavallo.
Per determinare l’indietreggiamento partendo dall’alt stabilizzato è sufficiente far agire le gambe nella debole misura necessaria per provocare questa mobilità verso l’indietro con l’azione della mano .


ESECUZIONE DELL’INDIETREGGIAMENTO

Quando l’indietreggiamento è impiegato semplicemente per spostare il cavallo verso un punto situato dietro di lui senza fargli fare un mezzo giro, deve essere eseguito, come sempre, con regolarità, e la lunghezza del tragitto dell’indietreggiamento deve essere limitata, a meno che la ristrettezza di un sentiero incassato, per esempio, non impedisca di fargli fare un mezzo giro.
Quando l’indietreggiamento è eseguito come verifica o come dimostrazione di mobilità retrograda, il tragitto percorso non deve essere mai nemmeno prolungato senza assoluta necessità.
In una presentazione, bisogna aggiungervi un po’ di «civetteria», e sviluppare, con una giusta riunione preliminare, l’innalzamento e il sostegno degli arti di ciascun diagonale.


UTILIZZAZIONE DELL’INDIETREGGIAMENTO COME GINNASTICA

Impiegato per la scioltezza del treno posteriore, l’indietreggiamento può essere prolungato, ma con saggezza e progressione, poiché il suo prolungamento richiede un accurato allenamento, in ragione della fatica che provoca.
Può essere impiegato molto utilmente sui pendii sfruttando le reazioni che questi ultimi provocano nell’attitudine del cavallo. Quando il cavallo indietreggia in salita, il «distacco» dei posteriori è fortemente facilitato, in ragione del loro allungamento relativo a questo momento, ma la loro sgambata è accorciata dall’incontro con il suolo che avviene necessariamente prima che sul terreno piano. In più, il cavallo tende ad alzare l’incollatura e a «comprimerla» tra le spalle.
Quando il cavallo indietreggia in discesa, la compressione dei posteriori alla partenza viene aumentata, la sgambata si allunga, l’incollatura tende a distendersi e ad abbassarsi.
L’addestratore dispone dunque, nel lavoro sui pendii, di una gamma di mezzi propri a combattere eventualmente le tendenze nocive del suo cavallo, o a sviluppare quelle che sono favorevoli.
Infine l’indietreggiamento può essere impiegato sulle linee curve. Quest’esercizio può essere preso in considerazione per flettere, più a fondo e separatamente, il posteriore posto all’interno della curva. Non lo si potrebbe raccomandare che nel caso della persistente rigidezza di un posteriore, e soltanto da questa parte. Si può allora stringere progressivamente il circolo con la spirale, e arrivare alla piroetta indietreggiando, sul posteriore interno come perno. E’ questo, se non un «eroico rimedio», almeno una medicina molto delicata da dosare, perché l’anormale rigidezza di un arto ha quasi sempre una causa fisica, una lesione che un esercizio forzato rischia d’aggravare di più.

L’alternanza del movimento in avanti e indietro è ancora più utile che lo stesso indietreggiamento come procedimento ginnastico. Sviluppa soprattutto la scioltezza delle reni e la sua influenza si esercita immediatamente sul funzionamento dell’apparato locomotore tutt’intero.
Nel suo impiego importa la frequenza delle alternanze e la lunghezza dei tragitti, in avanti come indietro, deve essere ridotta di conseguenza.
Praticata senza tempo d’interruzione su un solo e stesso diagonale, provoca molto rapidamente la «diagonalizzazione» del passo in avanti, per la simultaneità delle posate dell’anteriore e del posteriore. E’ facile allora ottenere la partenza al trotto dall’indietreggiamento, forzando un po’ l’azione delle gambe, e soprattutto, quando il cavallo ha ricevuto l’addestramento alla mano descritto più avanti, con piccoli attacchi della frusta sulla sommità della groppa o dell’anca del diagonale interessato.
La mobilitĂ  alternata in avanti e indietro di ciascun diagonale, molto raccomandata da Raabe, prepara efficacemente il piaffo, e permette spesso di ottenerlo da cavalli che provano una grande difficoltĂ  a cadenzarsi nella mobilitĂ  sul posto.
Sembra che, in questo lavoro, l’inclinazione del corpo del cavaliere nel senso del movimento dovrebbe facilitarne la determinazione. Capita spesso altrimenti, perché il cavallo reagisce, quando è ancora esitante e inquieto riguardo a ciò che gli si richiede, con un’inclinazione nel senso inverso.
Il meglio è dunque per il cavaliere mantenere il corpo verticale, e nel modo più sciolto possibile, sul centro di gravità del cavallo, e di seguire senza ritardo i suoi spostamenti senza cercare di provocarli con lo spostamento del proprio corpo.
Infine l’addestratore deve avere costantemente in mente il pericolo dell’indietreggiamento e lo scoglio che s’incontra troppo spesso nella sua esecuzione: l’affievolimento dell’impulso e il cavallo che si mette dietro la mano, quando non vengono prese tutte le precauzioni per evitarlo.
Perciò il generale Détroyat diceva giustamente: «Bisogna dapprima insegnare al cavallo a non indietreggiare».
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