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Storia del cavallo

 
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sepmechei
Cavallo


Registrato: 04/01/08 17:39
Messaggi: 139
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MessaggioInviato: Gio Ott 02, 2008 09:37    Oggetto: Storia del cavallo Rispondi citando

Il cavallo nella storia
Cavalli in battaglia
Nelle desolate, incerte ore d'attesa,
prima che il delirio metallico abbia inizio,
i cavalli gli mostrano poteri più nobili;
Oh occhi pazienti, cuori arditi!"

'Into Battle' Capitano Julain Grenfall - Ypres 1915

Per quasi 4.000 anni il cavallo è stato un compagno fedele dell'uomo non solo nei lavori e nei trasporti ma, purtroppo, anche nelle guerre pressoché incessanti che gli uomini hanno combattuto fra di loro. In questo articolo cercheremo di dare un quadro generale dell'uso bellico del cavallo relativamente al mondo occidentale.
Nel secondo millennio avanti Cristo, nel Medio Oriente fu inventato il carro da guerra. Si trattava di un carro, piuttosto leggero trainato da un cavallo. Le ruote erano conservate singolarmente e montate al momento dell'uso. Sul carro prendevano posto due uomini: un cocchiere e un combattente vero e proprio armato di arco e di lancia. I carri venivano lanciati in battaglia, in formazioni serrate e travolgevano le fanterie nemiche svolgendo una funzione paragonabile a quella dei carri armati nella Seconda Guerra Mondiale. I carri erano adatti a terreni aperti, ampi, desertici o semi desertici che abbondavano nel Medio Oriente ma erano poco utili in territori montagnosi o accidentati. Storicamente le prime notizie ci provengono da fonti egizie. Esse ci narrano dell'uso che ne fecero popoli semiti definiti con il termine generale di Hyksos contro gli Egizi stessi.


Infatti proprio con l'uso dei carri da guerra gli Hyksos travolsero le difese egiziane e nel XIX secolo a C. dominarono l'Egitto stesso. Furono poi cacciati dagli Egizi nel XVII secolo a C. che nel frattempo si erano impadroniti dell'arte dell'uso del carro. Intorno al X secolo l'uso dei carri andò perdendosi sostituito dal più agile sistema di cavalcare direttamente i cavalli: tuttavia diversi tecniche di guerra andavano affermandosi. Nell’antichità greco – romana il cavallo perse il ruolo fondamentale che aveva svolto nel millennio precedente in quanto si elaborarono tecniche di guerra incentrate sull' "ordine chiuso" della fanteria.

Esse consistevano nel formare una schiera compatta, chiusa in cui ciascun soldato combatteva stretto ai suoi compagni e che formava come uno fortezza vivente irta di armi e di scudi. Varianti di queste tecniche elaborarono gli opliti greci, la falange macedone, la fanteria romana. L'esercito che rompeva gli ordini era perduto: nelle battaglie dell'antichità constatiamo un enorme divario di perdite fra vincitori e vinti: questi ultimi infatti, una volta rotto l'ordine, venivano massacrati implacabilmente perché erano ormai incapaci di difendersi. La cavalleria cessò pertanto di essere l'arma vincente in quanto non riusciva in genere a rompere l'ordine stretto della fanteria. Tuttavia essa continuò a svolgere un ruolo importante nelle guerre dell'antichità: poteva accorrere velocemente nei punti più critici, aggirare le posizioni nemiche, lanciarsi all'inseguimento e al massacro dei nemici in rotta. Le battaglie erano decise sostanzialmente dall'urto diretto delle fanterie, ma la cavalleria come gli arcieri e le macchine da guerra poteva giocare un ruolo di grande importanza. A Roma, in particolare, secondo gli ordinamenti tradizionalmente fatti risalire a Servio Tullio, solo i più ricchi erano chiamati a militare fra i cavalieri in quanto, come è noto, nell'antichità si combatteva a proprie spese e solo quindi i più abbienti potevano permettersi di farlo a cavallo. In seguito poi si costituì un ordine sociale particolare: gli "equites" ( i cavalieri) che, svincolati dal primario riferimento al servizio militare, costituirono una classe di affaristi, di imprenditori, di mercanti, qualcosa di paragonabile alla nostra borghesia imprenditoriale.

Niente in comune con i cavalieri medioevali a parte il riferimento all'uso del cavallo in guerra, gli "equites" costituirono insieme alla aristocrazia senatoriale, formata da proprietari terrieri e ai quali era vietato occuparsi di affari, il ceto dirigente romano che guidò la formazione dell'Impero.
Durante il Medioevo il cavallo divenne l'elemento essenziale, diremmo il protagonista dell'arte della guerra. L'uomo d'armi è il cavaliere, ma il cavallo non è solo uno strumento di guerra, ma è anche e soprattutto il segno distintivo di una classe sociale, l'elemento fondamentale di tutta una organizzazione sociale, di una filosofia di vita, diremmo. Perdutosi con la fine dell'impero romano il costume di combattere in "ordine chiuso", l'elemento decisivo delle battaglie divenne il combattente a cavallo pesantemente armato.

Anche per disporre di una cavalleria, Carlo Magno promosse il sistema feudale: a ciascun fedele veniva assegnato una proprietà terriera (feudo) e i contadini per coltivarlo (servi della gleba) e in cambio si esigeva fondamentalmente l'obbligo di militare a cavallo (a proprie spese) al servizio del sovrano. Ma il cavaliere medioevale non era solo un combattente: aveva una serie di obblighi morali e religiosi, un proprio codice di onore che lo distingueva nettamente da tutti gli altri. Poteva essere anche poverissimo (ed era un fatto molto più comune di quanto si possa pensare) ma era pur sempre un "cavaliere" con un proprio onore che poteva guardare con sufficienza al più ricco dei mercanti.
Combattere a cavallo con le armature richiedeva una abilità che non si poteva improvvisare: bisognava avviarsi al mestiere fin da giovane età (un po' come la nostra cultura, non si impara da adulti, occorre andare a scuola da ragazzi). Per questo e per imparare anche i principi etici e il codice di comportamento, il giovinetto che aveva i natali adeguati veniva allogato presso un cavaliere che gli faceva da maestro: prima era paggio (viveva cioè a contatto con i cavalieri) poi diveniva scudiero cioè cominciava l'addestramento militare vero e proprio e seguiva il cavaliere nelle sue imprese. Infine diventava cavaliere con una suggestiva cerimonia religiosa e il suo stato era paragonabile a quello del sacerdote, era un giuramento al quale si restava legato per tutta la vita. I cavalieri avevano armature ma non tanto pesanti come comunemente si crede. Nei musei infatti (come nei molte film di genere) noi vediamo in genere armature finemente lavorate e molto complesse, ma esse risalgono al Rinascimento ed erano però da parata o da torneo, ma difficili da gestire in lunghe e disagiate campagne militari. Le armature effettivamente usate nelle guerre medioevali, in genere, non ci sono pervenute. Esse erano molto più sobrie. Non c'era una visiera che coprisse tutto il viso ma solo una striscetta di metallo che scendeva sul naso, molto ampio era l'uso di maglie fatte di catenelle di metallo. Tuttavia l'urto della cavalleria era ugualmente fortissimo, insostenibile da chi non fosse armato allo stesso modo. Nelle crociate i cristiani risultarono sempre vincitori in campo aperto rispetto ai musulmani in virtù della superiorità delle loro armi. I cavalieri erano forniti, oltre che di armature, anche di potenti armi in grado di smantellare quelle degli avversari: lance, spadoni pesantissimi, mazze ferrate e asce. Le battaglie del Medio Evo erano, in effetti, scontri di cavalleria: i combattenti a piedi furono denominati "fanti", cioè " i ragazzi" (in senso vagamente di sufficienza come il "garcon" dei francesi). Importanti a volte furono gli arcieri, soprattutto i balestrieri inglesi, ma erano pur sempre plebei, canaglia perché non affrontavano il nemico faccia a faccia. La fine del Medioevo fu anche la fine dell'assoluta preminenza del cavaliere. In genere si pone in relazione il tramonto della cavalleria con l'invenzione delle armi da fuoco, ma ciò non è esatto. Infatti passò oltre un secolo dalla fine della preminenza della cavalleria e l'effettiva preminenza delle armi da fuoco. Gia dal ‘500 la cavalleria non fu più l'arma vincente, mentre dobbiamo attendere il ‘600 almeno perché le armi da fuoco fossero tanto perfezionate da costituire effettivamente le armi principali delle guerre. All'inizio del '500 gli svizzeri per primi elaborarono un nuovo modo di combattere in qualche modo simile a quello degli antichi: le fanterie adottarono un ordine chiuso, le cariche di cavalleria si infrangevano contro le lunghe e pesanti picche dei fanti. Il metodo fu poi imitato dai lanzichenecchi tedeschi e dagli spagnoli e le guerre furono nuovamente decise da scontri di fanteria. L'addestramento dei fanti era molto più semplice e questi furono arruolati fra i popoli o i ceti più poveri. Gli ufficiali invece continuarono ad essere costituiti dai ceti superiori, dai nobili che, pur guidando dei fanti, tuttavia in genere disponevano di un cavallo per spostarsi.
La cavalleria tuttavia continuò a costituire un importantissima specialità degli eserciti e i cavalieri non indossarono più le pesanti armature e divennero "cavalleggeri" (termine conservato fino ai nostri giorni) e ebbero costituzione sociale simile a quella delle atre specialità dell'esercito: solo gli ufficiali provenivano dalla nobiltà e militare a cavallo non ebbe più il significato sociale ed culturale che aveva avuto nel Medio Evo.

Comunque la cavalleria resto sempre importante e spesso le battaglie furono decise da cariche di cavalleria. Il perfezionamento, d'altronde molto lento, delle armi da fuoco rese però sempre meno efficace la funzione della cavalleria. Infatti è difficile per un cavaliere usare armi da fuoco restando in sella. Fondamentalmente la cavalleria operava lanciandosi contro il nemico nelle carica con sciabola o lancia. Man mano però che il tiro delle armi da fuoco diveniva più preciso e soprattutto più rapido la cavalleria veniva sempre più falcidiata prima di prendere contatto all'arma bianca. Famoso l'episodio della carica dei 600 di Bataclava in cui i cavalleggeri inglesi riuscirono a mettere in fuga i russi ma lasciarono sul terreno la maggioranza dei propri uomini . Un incremento della cavalleria si ebbe invece nella espansione europea in nuovi territori nella quale la cavalleria costituì un elemento essenziale. Si pensi alla conquista in Asia a opera dei cosacchi russi e soprattutto alla conquista del West americano: la vastità degli spazi avrebbero reso queste imprese impossibili alle fanterie. Ultime cariche di cavalleria si registrarono nella Prima Guerra Mondiale e qualcuna anche nella Seconda.

Ma omai nel ‘900 il cavallo ha terminato il suo millenario "servizio militare": la rapidità delle armi da fuoco renderebbe inconcepibile ogni carica di cavalleria e i mezzi di trasporto meccanici hanno reso obsoleto ormai del tutto l'uso del cavallo come mezzo di trasporto.
Dopo poche settimane dall'inizio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, l'esercito Britannico aveva arruolato circa 200.000 cavalli. Questi animali venivano radunati in paesi come il Regno Unito, il Sud Africa, la Nuova Zelanda, l'India, la Spagna e il Portogallo. Venivano organizzati in squadroni di cavalleria e imbarcati per il Fronte Occidentale. A causa delle frequenti malattie e delle morti improvvise, l'esercito doveva comprare circa 15.000 cavalli in più ogni mese, il tutto, per mantenere costante in numero dei cavalli 'attivi'. I cavalli trasportavano munizioni, artiglieria, armi da fuoco e bombe, per non parlare degli stessi soldati. È stato stimato che il peso medio trasportato da un cavallo di cavalleria fosse di circa 57,15 Kg in armi e altri equipaggiamenti. Se a questo valore si aggiunge il peso medio di un cavaliere, si scopre che i cavalli erano costretti a trasportare sulle proprie spalle un peso superiore ai 127 Kg. Nel corso della 'Grande Guerra' le truppe utilizzarono spesso anche i muli.
Questi animali sono più resistenti dei cavalli e questo permetteva loro di cavarsela leggermente meglio sul fronte. Sul Fronte Occidentale, cavalli e muli erano abbondantemente denutriti. Ricevevano meno di un quarto della razione di cibo che avrebbero ricevuto in Gran Bretagna. Alcuni documenti dell'epoca riferiscono che spesso furono visti mentre cercavano di addentare le ruote dei carri perché troppo affamati. Quando la scarsità di cibo era molto diffusa venivano nutriti con 'torte di segatura'. Solo nella Prima Guerra Mondiale, morirono circa 8 milioni di cavalli, muli e asini.
Soldati a cavallo (e non propriamente la cavalleria) possono ancora essere sporadicamente adoperati in qualche compito specifico (terreni particolari, ordine pubblico). Soprattutto però alla cavalleria restano compiti di rappresentanza, onorifici: quasi ogni capo di stato della vecchia Europa ha una sua scorta di cavalleria. Ma il cavallo non va più in guerra. Quando nemmeno l'uomo andrà più in guerra?
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draco
Cavallo


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Località: provincia di bologna

MessaggioInviato: Lun Gen 26, 2009 13:41    Oggetto: Rispondi citando

Grande sintesi della storia poco nota di questi nostri compagni di viaggio, complimenti.

Se posso, aggiungerei un accenno veloce ai millenni precedenti (almeno dal 6000 AC, pare) in cui siamo stati compagni, ma li usavamo esclusivamente come fornitori di carne e latte.
Questo è senz'altro fuori tema, tranne che per il fatto se non ci fossero serviti come cibo, a quest'ora sarebbero sicuramente estinti come la gran parte degli altri grandi mammiferi (o le varie specie di equini non pervenuteci).

Grazie. Smile


Ultima modifica di draco il Mar Gen 27, 2009 12:10, modificato 1 volta in totale
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sepmechei
Cavallo


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MessaggioInviato: Lun Gen 26, 2009 16:06    Oggetto: Rispondi citando

Grazie
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Col. Paolo Angioni
Moderatore


Registrato: 27/11/05 21:47
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Località: Torino

MessaggioInviato: Mar Gen 27, 2009 11:29    Oggetto: Storia del cavallo Rispondi citando

Grazie, caro Sepmechei,

ottima succinta esposizione e utilissima lettura che abbraccia circa 5000 anni di storia.

Questi sono gli interventi necessari per capire come è evoluta l'equitazione dall'addomesticamento del cavallo ai nostri giorni.
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