Forum Il Cavallo

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 Oggetto del messaggio: Re: La messa in mano
MessaggioInviato: 13/02/2012, 19:34 
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Mi permetto di correggere minimamente le definizioni date da Clo, semplificandole ancora di più.

Messa in mano=accettazione da parte del cavallo dell'imboccatura e delle sue indicazioni.

Se non è calmo, E' POSSIBILE che non accetti dette indicazioni, o che costringa ad interventi "coercitivi", ma non è scontato. Un cavallo può essere agitato ma avere un addestramento tale da farlo restare in mano, anzi, è proprio quello che cerchiamo di fare. Se vedi un campo prova e cerchi un cavallo agitato, se hai fortuna vedrai un cavaliere che piano piano lo rimette “calmo” (con tutti gli aiuti, inclusa la mano).

In Avanti.....beh, diciamo che se il cavallo non è in avanti non "metti alla prova" la messa in mano......che sarebbe la possibilità di "gestire" l'impulso, la voglia di fare, di portarsi avanti. Se sta lì recalcitrante in un angolo, magari è in mano, ma, Houston, abbiamo un problema a monte......

Dritto. Anche se non lo è, può essere in mano.

Direi che questi tre principi cardine attengono ad una fase successiva alla messa in mano.

Come dicevo, un cavaliere che si fa una bella galoppata in un pratone con un cavallo che non si attacca al ferro, che ci si appoggia fiducioso e che ascolta le richieste di rallentamento o girata senza difendersi, ha il cavallo in mano. Magari non sarà del tutto calmo, oppure sì, magari non sarà dritto, oppure sì, di certo vediamo che è in mano perché l’impulso ce l’ha, e malgrado questo, consente al cavaliere di dirigerlo e dosarlo.

Circa il come fare, beh, da una tastiera è impossibile. Ogni cavallo poi ha la sua reazione e indole.

Se posso esprimere un concetto molto ROZZO, che lo premetto, non può essere preso così come è, ma NECESSITA di messa in pratica con istruttore presente (e bravo), il concetto è quello del condizionamento operante, ovvero creare una scomodità (non dolore) che si risolve appena il cavallo reagisce nella maniera giusta, come si fa un pò per tutti gli aiuti. In fondo la redine è un aiuto come tutti gli altri, ma è complicata dal fatto che agisce su una parte molto sensibile del cavallo. Se dai una gambata in più, fai un danno relativo, viceversa al dolore sulle gengive/lingua i cavalli (chiaramente) reagiscono male, difendendosi in qualche modo e memorizzando la difesa. Usando male la gamba al limite fai un cavallo sordo alla gamba, usando male le mani fai cavalli immontabili.

E' veramente impossibile avventurarsi a tradurre questa semplice affermazione in un "decalogo" di comportamento......
In genere, i cavalli vengono addestrati alla messa in mano da chi li alleva e addestra. In tal caso basta "richiamare" ciò che il cavallo sa con le azioni corrette, cioè è il cavaliere che deve imparare.
Se invece la si deve insegnare al cavallo, dovrei dire una lunga serie di cose, TUTTE dipendenti dal cavallo e dal cavaliere: essere certi che l'imboccatura non crei dolore, sia adatta etc.....rendere calmo il cavallo se non lo è tramite lavoro alla corda o altro.......verificare che il cavaliere abbia il completo controllo degli arti superiori (non faccia movimenti involontari), che sia calmo, a suo agio e che ragioni.....
C'è poi un problemino che attiene la muscolatura del cavallo. Un cavallo abituato a tenere l'incollatura rovesciata, ad esempio, sarà poco disponibile per ragioni fisiche (e quindi poi anche psicologiche), ad allungare la parte superiore del proprio corpo (che ha contratta e molto forte), e viceversa a contrarre la parte inferiore (addominali e psoas), che ha allungata e poco muscolata.
Ne consegue che quel cavallo potrebbe fare molta fatica, e forse risentirsi, se si cercasse di farlo lavorare in maniera opposta alla sua conformazione. Quindi il cavaliere si troverebbe a non capire in che misura la difficoltà che incontra è dovuta ad aiuti scorretti, resistenza psicologica del cavallo, o resistenza fisica (sta scomodo, sente male), o tutto insieme. Ci vorrebbe un pò di ginnastica, un pò di stretching e di esercizio graduale, che lo metta in condizione di non penare troppo ad "accontentare" il suo cavaliere, avendo un problema in meno. Chi consiglia la gogue, chi lo chambon, chi le redini di ritorno, chi niente....anche qui si apre il cielo alle discussioni, ma il principio della gradualità fisica e psichica credo sia unanime.

Salto il resto, e c'è. Solo un istruttore/addestratore bravo e presente può verificare tutte queste variabili. Più variabili vengono escluse e risolte, meno problemi e soprattutto equivoci ci si trova a risolvere.

Una volta verificato tutto questo ambaradan (e VA verificato, pena l’insuccesso o la creazione di guai peggiori), in sintesi si devono “codificare” una serie di pressioni diverse (redine interna “variabile” ed esterna ferma, viceversa, entrambe le redini, direzione della pressione di una o entrambe le redini , etc etc etc…..che nessuno meglio di un istruttore presente (mi ripeto) può illustrare in relazione a quel cavallo), ognuna delle quali “chiede” una determinata e diversa azione al cavallo (flessione interna, rallentamento, etc etc etc). La codifica nella testa del cavallo si “crea” con il rilascio, la c.d. CEDUTA, che NELL’ISTANTE in cui il cavallo esegue quanto richiesto, premia, ma ancor meglio STABILISCE che QUELLA SUA AZIONE (e non un’altra) è proprio quella che fa cessare questo fastidio, questa pressione. Il cavallo alla propria bocca ci tiene. Se le azioni sono sempre le solite, coerenti e ben eseguite, alla fine lui anticiperà l’esecuzione al primo manifestarsi della richiesta, rendendo inutile buona parte della pressione successiva. Perché saprà che ad esempio cadenzando il galoppo con lo stesso ritmo ma con ampiezza falcate ridotta quando le redini trattengono ed il peso arretra, le redini diminuiranno la trattenuta. Un giorno poi, ricordandosi che redini+peso vanno insieme, cadenzerà il galoppo anche solo con il peso…..se posso, lo faccio prima e mi evito questa trattenuta in bocca, tanto è quello che volevi, no?

A costo di essere noioso, la ROZZA descrizione di cui sopra deve servire solo a sapere com’è GROSSO MODO la TEORIA, e che è una cosa delicata da imparare con il cavallo e l’istruttore giusto.

I tantissimi che ne sanno più del poco che ho espresso, mi scuseranno per le imprecisioni e la rozzezza dell’esposizione, ma senza cavallo non riesco a fare di meglio………………..


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 Oggetto del messaggio: Re: La messa in mano
MessaggioInviato: 13/02/2012, 19:52 
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Puledro

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Guarda clo96, mi limito parlando solo del punto n.2...... :lol:


Questa definizione è stata creata dal Generale L'hotte, uno dei più celebri cavalieri del fine 1800, ed è utilizzata tutt'ora per indicare il corretto atteggiamento del cavallo.


Significato delle parole:

-Calmo: la serenità psichica.

-Dritto: Rendere un cavallo dritto significa eliminare la flessione naturale, quindi far si che il cavallo possa assumere una "postura rettilinea" che gli permetta di convogliare tutta la spinta
verso una direzione senza alcuna dispersione.

-In avanti: l'impegno che esprime nell'avanzare.


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 Oggetto del messaggio: Re: La messa in mano
MessaggioInviato: 14/02/2012, 12:50 
e io che pensavo che DRITTO si riferisse al cavallo non zoppo.....


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 Oggetto del messaggio: Re: La messa in mano
MessaggioInviato: 14/02/2012, 13:40 
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Puledro

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chicca ha scritto:
e io che pensavo che DRITTO si riferisse al cavallo non zoppo.....



ah ah ah ah ah. Anche!


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 Oggetto del messaggio: Re: La messa in mano
MessaggioInviato: 13/09/2016, 7:24 
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Bellissimo topic, datato ma sempre attuale, peccato, che molti degli utenti intervenuti qui non sono più presenti.

Sono stata invogliata a leggerlo per il recente topic sulle "difficoltà di appoggio", dove siamo arrivati a parlare della "messa in mano".

la cosa che mi è balzata agli occhi è che qui come nel topic "gemello " o quasi si tenta di contrapporre la "messa in mano" descritta da Karl a quella descritta,ad esempio dalla FEI (tanto per fare esempi, ma io non o trovato differenze sostanziali.

Ho ben presente il libro di Karl "una certa idea di dressage" dove spiega in modo molto efficace la "messa in mano",partendo dalla decontrazione della bocca (penso che su questo punto,almeno sui filoni di queste due "scuole" di pensiero) non ci sia nulla da dire, da lì parte la messa in mano,dalla decontrazione.

Andando avanti nel testo di Karl si legge che proseguendo nel lavoro di della messa in mano (che è un processo evolutivo),arriveremo al punto che avremo associata "la mobilità del posteriore alla mobilità della mascella".

Lo stesso autore,riporta una delle celebri frasi del generale L'Hotte :"...Il ramener non è incentrato sulla posizione della testa:risiede innanzitutto sulla sottomissione della mascella,che è la prima molla che riceve l'effetto della mano.
Se questa molla risponde con morbidezza all'azione che sollecita il suo gioco,determinerà la flessibilità dell'incollatura e provocherà la scioltezza delel altre molle..."

Da fermo e da terra, si può iniziare la messa in mano,facendo cedere la ganascia (c''è chi non usa affatto la gamba,cìè chi la usa con ragione,perchè uno degli effetti di sollecitazione di un punto del costato favorsice la flessione dell'incollatura),ma poi,in movimento è inevitabile che ci sia un gioco alternato di "mani e gambe",intendendo con questa frase azini più o meno minime a seconda della rispsota,ma mai si parla di "tirare" o di "dare sgambate e tallonate),ma richieste efficaci.

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 Oggetto del messaggio: Re: La messa in mano
MessaggioInviato: 14/09/2016, 6:39 
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il "fioretto" non è lo spingi e frena

Ho letto nei post precedenti che qualcuno aveva ritirato fuori la descrizione del "piego diretto" descritta da Licart,il quale, a tale proposito,paragonava il rachide del cavallo ad una lama di fioretto.

Qualc'un altro aveva liquidato questo paragone efficace ma delicato nella sua comprensione, allospingi e frena ,ma sono due cose in antitesi,all'opposto.


DAto che il discorso mi appassiona tanto, poi lo spiegherò meglio con figure ragionate

E'un ero peccato che si perdano discussioni cosi' interessanti con il passare del tempo,spesso i topic vengono abbandonati sul più bello ,nel vivo dle discorso!

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 Oggetto del messaggio: Re: La messa in mano
MessaggioInviato: 14/09/2016, 21:46 
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Licart paragona il rachide del cavallo che ha raggiunto uno stato di elasticità ad una lama flessibile che "se piegata in un senso reagisce e tende continuamente a riprendere la forma primitiva".

L' elasticità della colonna significa uno stato tale di tensione in cui si ha la giusta proporzione fra attività dei muscoli flessori ed estensori.

tensione NON significa contrazione o rigidità,ma,appunto elasticità.


Questa tensione parte dal bacino e si propaga fino alla nuca e da qui alla bocca, si chiede con le gambe,mentre le mani favoriscono linnalzamento della base dell'incollatura,ma sono soprattutto i talloni che obbliganoil cavallo a tendersi.

E' evidente, da quanto detto in precedenza, che la tensione potrà aversi solo quando il cavallo avrà trovato il proprio equilibrio sotto il peso del cavaliere,cioè avrà raggiunto il Piego diretto.

Nella messa in mano completa il cavallo si trova fra i talloni e la mano,la spinta dei talloni incontra la mano e il cavallo si fa grande nella parte anteriore.

Questo non significa che la mano si fissa,il cavallo non è privato del gioco dell'incollatura,anzi,si arriverà al punto in cui le redini agiranno soprattutto con l'azione prodotta dall'assetto del cavaliere che invierà il cavallo nel Piego Diretto.
Altra cosa importante è che ci deve essere sempre un contatto costante degli aiuti,cioè delle mani e delle gambe che stabiliscono l'unione fra cavallo e cavaliere,non tanto perchè il cavallo percepisca le indicazioni,quanto perchè il cavaliere possa percepire il movimento del cavallo ed agire al momento piùopportuno.

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 Oggetto del messaggio: Re: La messa in mano
MessaggioInviato: 14/09/2016, 22:10 
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La mano come aiuto

Si parla di messa in mano e quindi non si possono non ricordare gli effetti della mano.


Nella prima fasedell'addestramento la sua azione è quella di fornire al cavallo indicazioni per trovare un giusto equilibrio,cioè ad imparare ad inarcare la schiena.

Successivamente parteciperà alla costruzione dell'impulso,che ha la sua espressione nella tensione della schiena,che rappresenta il fine dell'addestramento.

La condizionenormale della mano è passiva,cioè si lascia portare dalla bocca del cavallo.
Il cavallo avanza su richiesta delle gambe (impulso ed arriva grazie ad una schiena decontratta,elastica,alla bocca,anch'essa decontratta e la segue.

Se il cavallo si contrae,la mano decontrae con mezze fermate,che non sono tironi.

Andando avanti con l'addestramento,la bocca del cavallo risponderà sempre più prontamente,anche grazie all'impulso e basteranno azioni via via più leggere.

La mano determina l'equilibrio del cavallo sia perchè controlla l'incollatura,sia perchè,attraverso il controllo di questa,determina la possibilità di oscillare della colonna e quindi della flessione delle articolazioni posteriori,le quali a loro volta determineranno la spinta.

La bocca del cavallo deve grazie alla tensione dorsale prima appoggiarsi sulla mano,poi distaccarsi dialogando .

Questo a grandissime linee

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 Oggetto del messaggio: Re: La messa in mano
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 Oggetto del messaggio: Re: La messa in mano
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Immagine questa invece è una immagine che mostra la connessione del treno anteriore e posteriore del cavallo a livello aatomico e fisiologico

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