Forum Il Cavallo

Forum dedicato al cavallo che vanta innumerevoli tentativi di imitazione!!!
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1 - DIVIETO DI SCRIVERE, ANCHE SE IN BUONA FEDE, QUALSIASI NOME DI NOME COMMERCIALE DI FARMACI , O PARAFARMACI, DISINFETTANTI.
E' amesso il nome delprincipio attivo.
Es. Aspirina : NO
Acido acetilsalicilico : SI
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2- Evitare comunque il nome commerciale anche di qualsiasi altra cosa ,crete, oli, mangimi,linmenti vari, etc..

3- NON intervengo in topic dove mi si chiede un parere sull'operato di un vet. O comunque risulti chiaro che un vet stia operando.

4 per favore usare l'opzione " cerca " Molti argomenti sono in effetti gia' stati trattati.

5 evitare linguaggio SMSese

6 Richieste di nomi di vet , cliniche ,maniscalchi o prodotti comerciali, farli in MP

[/b] può essere che non ci sia risposta .
NON SI FANNO DIAGNOSI SUI VARI CASI.

Possiamo solo descrivere problematiche.
Es, come si manifesta quello o quell'altro...... OK

il cavallo ha X Y Z ; cosa puo' essere .....KO,
probabilisima NON risposta .
Senza visita, sul riferito . è spesso un azzardo formulare diagnosi.



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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Il vet fai da te
MessaggioInviato: 06/02/2011, 19:03 
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Qualceh anno fa un collega vet mi invio' un suo articolo ,sempre di grande attualita'.
L'avevo tolto, ma ritengo sia il caso di riproporlo.

FM
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Vet Fai-Da-Te

Fare il veterinario per i cavalli è stupendo, meraviglioso, appassionante.
E' bello tanto quanto fare l'esploratore, l'astronauta, l'attore, il viaggiatore, Zorro, Tarzan o Indiana Jones.
Sicuramente fare il veterinario per i cavalli è sempre meglio che lavorare.
Tutte le persone che possiedono o hanno posseduto un cavallo, per intero o in fida, mezza fida, in affitto, in prestito o neanche quello, prima o poi nella loro vita hanno incontrato un veterinario per cavalli. Ne hanno avuto bisogno, l'avranno visto all'opera impegnato in una visita. Ne avranno visti di gentili, di simpatici , di capaci, e di insopportabili, di scorbutici e di cordiali. Alcuni avranno fatto un clamoroso errore (capita a tutti prima o poi) e saranno stati bruciati per sempre senza possibilità di appello. Alcuni avranno salvato in extremis un cavallo in pericolo di vita, alcuni avranno fatto una figura da dio, altri per la malevolenza della s f i g a che ci vede molto bene avranno fatto tutt'altra figura senza averne responsabilità ma fa parte del gioco.

Certi saranno stati alle prime armi, dotati delle insicurezze del caso, alcuni troppo esperti e scafati probabilmente molto vicino a prendere una cantonata gigante.
Certamente alcuni di questi professionisti si saranno atteggiati a primari che raramente scendono dall'olimpo sul quale si sono autonomamente posti, senza un invocazione popolare.
Altri si sono fermati 10 minuti dopo la visita a dividere un bicchiere di acqua, un po' d'ombra d'estate o di caldo d'inverno, una ciaccola e un sorriso.

Alcuni veterinari sanno rassicurare con una sola parola e un poco di comprensione umana il proprietario di un cavallo che è davvero nei guai, altri invece non riescono a farti prendere sonno anche se il tuo cavallo è afflitto da una piccola e, in fondo, innocua “molletta”.
Alcuni di questi strani figuri non si muovono dalla loro clinica se il cavallo non vale almeno una trentina di milioni, altri si alzano alle 3 del mattino per andare a vedere un mulo in colica.
Altri hanno delle parcelle da far impallidire un notaio di grido, altri fortunatamente non devono acquistare due ville a Beverly Hills ogni anno e sono molto più frequentemente consultabili.

Fatto stà che prima o poi un veterinario all'opera l'abbiamo visto tutti.
Molti di noi si sono prodigati nell'assediare di domande il professionista nel tentativo di conoscere sempre di più e meglio le patologie che talvolta affliggono i nostri cavalli.
Ad alcuni avremo chiesto se può insegnare qualche piccola e facile pratica di infermeria di base, chessò, una iniezione intramuscolare, una fasciatura, i più arditi e coraggiosi una iniezione endovenosa. Nozioni di neonatologia, di ostetricia e ginecologia. L'alimentazione corretta per il nostro animale. Diagnostica delle famigerate coliche addominali e quant'altro. Le esplorazioni rettali interessano raramente. Libri e manuali del buon uomo di cavalli e le riviste specializzate fanno il resto.

La tentazione di fare il veterinario fai da te prima o poi coglie tutti.
E' umano. E' normale.
Maniscalchi, fantini, istruttori, commercianti, trainer, cavalieri, amazzoni, praticoni, sedicenti esperti (30 anni nei cavalli saranno serviti a qualcosa!!!), trasportatori di cavalli, farmacisti, rappresentanti di farmaci, groom qualificati ed extracomunitari disperati, normali proprietari e trumlinot (termine piemontese per indicare il contadino anziano che di cavalli ne ha visti a migliaia e abita vicino a casa vostra, quotidianamente sfaccendato e inquietantemente disinvolto con la medicina veterinaria) tutti, dicevo, cadono in tentazione.

Ora, non sto affermando che chi frequenta i cavalli non debba sapere nulla di pronto soccorso e rudimenti di medicina e anatomia anzi.
Molti groom sono un efficace supporto delle scuderie in cui lavorano e per i vet stessi che trovano in loro, talvolta, una perfetta caposala con la quale collaborare. Un groom capace ha un occhio sopraffino nell'individuare il più piccolo cambiamento nello stato di salute di un cavallo, altri che non possono fregiarsi dello stesso titolo perché non vedono un cavallo ormai putrefatto neanche se gli inciampano addosso.

Fortunatamente molte persone dopo aver avuto la tentazione di sveterinarieggiare liberamente da soli decidono di consultare un professionista col quale affrontare il caso.
Altri invece (decisamente più estrosi e artistici, uomini di cavalli insomma) indossano il camice del veterinario fai da te e scatenano la loro fantasia diagnostica. Quel che segue è una serie di casi affrontati dalle cinture nere della veterinaria fai da te, tutti rigorosamente accaduti e comprovabili. Un piccolo e volutamente breve museo degli orrori. La conferma che la realtà, a differenza della fantasia, non ha alcun limite. Di solito provoca danni ingenti e a pagare sono sempre i cavalli.


1): Colica? Faccio io.
Un caso di tetano diagnosticato come colica addominale da costipazione il venerdì mattina, fatto passeggiare ore sotto la pioggia, praticato lasix in (fuori) vena da far urinare anche un cactus dell'Arizona, 15 cc di antibiotico (?) che può far bene, tubo dell'acqua infilato nel retto con riempimento di parte dell'intestino ogni 6 ore, ancora passeggiate in circolo da far diventare scemo chiunque. Il sabato stessa terapia e quadro sintomatologico in grave peggioramento, il cavallo chiedeva di essere soppresso insieme ai suoi carnefici. Al sabato sera, ore 21,30, viene infine chiamato il vet. Il cavallo è rigido come una statua di marmo. Alla domanda “Il cavallo è vaccinato contro il tetano?” cadono le mandibole degli astanti. Il capo, cintura nera 5° dan di veterinaria fai da te dice: “Dai, facciamogli una flebo che lo tiriamo fuori....”
La povera bestia è morta di tetano nella notte, COSCIENTE, per paralisi dei muscoli respiratori. Nell'intestino aveva ancora un centinaio di litri d'acqua.


2) Colica? Ci penso io, con tutte quelle che ho visto!!!
Il cavallo viene diagnosticato in colica da un esperto che sta nei cavalli da 25 anni. Nella sua lunga esperienza aveva visto molti vet inserire una sonda rinoesofagea nelle narici del cavallo per il passaggio di oli minerali, necessari si ma solo per certi casi. Nessun problema: una bottiglia di olio d'oliva inserita in una narice aggiusterà tutto. Un intero litro di olio, fino all'ultima goccia, è finito tutto nei polmoni. Il cavallo non voleva saperne ovviamente, era uno di quei rari casi citati dagli esperti zen di questo sito dove il torcinaso ci vuole, purtroppo. Per il suo bene. Il povero animale ha cominciato a tossire in maniera convulsa cadendo a terra più volte. E' morto dopo un giorno di agonia per polmonite “ab ingestis”. La colica probabilmente, sempre che colica fosse, era poca cosa.


3) Prima erbetta di primavera.
Il cavallo è stato alimentato al sabato mattina con l'erbetta falciata dalla motofalciatrice. Tutta quella che occupava 6 mq di giardino. Il pezzo più lungo era 1 millimetro. Dopo 3 ore è cominciato un quadro di addome acuto finito la domenica pomeriggio con l'esplosione dello stomaco per l'accumulo di gas di fermentazione (visto con i miei occhi all'autopsia). Terapia praticata? Quella dell'esperto: passeggiare!
Ma il tempo di riempimento capillare, la frequenza cardiaca e respiratoria, il puntato addominale, la sonda rinoesofagea, l'esplorazione rettale, il colore delle mucose, l'auscultazione addominale e tutte le terapie del caso? Cos'è, roba da mangiare?
“Mio nonno le coliche le ha sempre curate con delle gran passeggiate” (sic!)
Il vet è stato chiamato quando il cavallo stava agonizzando, è morto prima del suo arrivo, circondato dagli imbecilli che avevano ancora qualcosa da aggiungere.


4) Dermatologia? A piece of cake!
Ci sono fior di ricercatori che si occupano da anni di dermatologia equina. Materia molto, molto ostica. Bisogna STUDIARE. Bisogna CAPIRNE. Uno dei migliori esperti italiani sta all'Università di Perugia. Esiste una Associazione Italiana di Dermatologia Veterinaria. Eppure tutto questo non scoraggia minimamente l'intrepido veterinario fai da te. Ogni volta che gli si presenta l'occasione scatena il suo sconfinato sapere e lo dirige sul nuovo caso, anche se viene interpellato attraverso il web. Anzi meglio! Non si può perdere l'occasione di far felice una persona e il suo cavallo e fargli risparmiare un po' di denaro altrimenti buttato nel canale per la visita di un vet.
Dai un cavallo con un po' di forfora ad un dermatologo d'assalto e lui compirà il miracolo. Saprà dirti da dove viene, troverà qualcosa da cambiare nell'alimentazione, avrà pronta la terapia. Se poi fallisce ti consiglierà di chiamare il vet. Probabilmente è un caso atipico che va affrontato con qualcosa di più “forte”. Di solito il vet trova un macello, un casino inestricabile, una mescolanza non più decifrabile che il nostro Diabolik ha lasciato per andare a soccorrere un'altra vittima. Se prima dell'esperto capire poteva richiedere un certo impegno, dopo il passaggio di “Vet-Einstein” diventa un'impresa titanica. Non di rado si curano affezioni cutanee con i seguenti ritrovati della scienza farmacologica: olio di motore con sul groppone 50.000 km di autostrada, naftalina, bianco d'uovo montato, senape forte, vescicanti che fonderebbero l'acciaio dell'Andrea Doria, betadine, acqua ossigenata, grasso di cavallo fuso (secondo la teoria del chiodo scaccia chiodo (?) ), mercurocromo, e qualche prodotto contro gli insetti. E' possibile usare questi rimedi universali da soli o creare una meravigliosa associazione realizzata a fantasia sul momento.


5) Palatina gonfia (gonfiore del palato molle) ovvero l'assalto all'arma bianca
La sete di sangue viene soddisfatta quando Hannibal the Cannibal riesce a imbattersi in un palato gonfio. Ignora completamente quali siano le cause e ignora anche quali delicate e fragili strutture si celino al di sotto del palato. Bho! Ma non importa: bisogna operare. E qui che Il dottor Barnard entra in azione. L'atrezzo classico è un corno di montone affilato col quale si deve incidere il palato del cavallo di turno. Roba da veri uomini. Di solito Rambo-vet riceve in eredità il tremendo attrezzo chirurgico da qualche familiare esperto pure lui che ha inciso centinaia di palati come se fossero panetti di burro a colazione. In mancanza dell'oggetto fatto apposta, va bene qualsiasi cosa tagliente e appuntita. Prima dell'uso viene accuratamente disinfettato alla fiamma e poi comincia il rodeo. Il giorno preferito per questo genere di interventi chirurgici è il sabato mattina. Non si lavora, la moglie è dalla parrucchiera, i figli a scuola, colazione fatta, andato di corpo regolare come un Rolex: tocca andare a operare. C'è pure il sole, la primavera si sta svegliando e il cavallo e già pronto legato ai due venti. Torcinaso bagnato, appoggiato al muro, gruppo di amici un poco meno esperti in silenzioso semicerchio. Fumano e si preparano a gustare la scena. Con poche e sapienti mosse il cavallo viene immobilizzato,torcinaso in posizione, la sigaretta pendula, la lingua del poveretto già strozzata, con l'osso joide al limite della resistenza ( osso joide? Che è? ), la lama entra e all'improvviso il sangue sgorga come fosse acqua di fonte.
Le conseguenze sono, in ordine sparso: il cavallo che vorrebbe mangiarsi tutti gli astanti, il cavallo che prova un dolore indicibile ma per fortuna gesù cristo che gli è stato applicato il torcinaso per il suo bene, il cavallo perde una quantità di sangue che se viene tagliata l'arteria palatina il cavallo muore dissanguato in poco tempo, al cavallo si gonfia sempre a dismisura il palato, al cavallo viene un ascesso pazzesco, il cavallo si domanda perché non ci sia un veterinario laureato e abilitato in zona, il cavallo sa esattamente che lavoro svolge la madre del chirurgo del sabato mattina. Il cavallo, 'sto ********, molla una rampata al chirurgo o a qualcuno degli aiuto primario.


6) Alimentazione? Ghe pensi mi!
Sulla questione alimentare la fantasia scientifica della nostra cintura nera della veterinaria fai da te trova spazio a dismisura. Tra i rimedi del nonno buttero, il misto fioccato che se dentro c'è un po' di tutto fa molto bene perchè l'alimentazione è varia, la crusca come lubrificante dell'intestino(?) somministrata in quantità variabile a seconda di sensazioni non meglio precisate, mangime per conigli che a guardarlo è identico a quello per cavalli ma costa il 30% in meno, pane secco a volontà, panettoni e pandori muffiti (è tutto vero!!!), ricette di pastoni miracolosi e quant'altro, il nostro eroe non pago ti da per telefono la razione per il tuo cavallo che non ha mai visto.
Bisognerebbe premiarlo per il coraggio.
Chi se ne importa se la crusca porta un forte sbilanciamento tra calcio e fosforo, ma chi va vedere se e perché i concentrati vanno dati oppure no, e il fieno, 'sto sconosciuto, che viene valutato buono, nutriente, povero, leggero, carico, scarico, pesante con una sola occhiata e un'annusata....
Il Mago Zurli della veterinaria fai da te, il fieno lo annusa sempre. E' LUI che decide se il fieno è buono. I cavalli di fieno capiscono nulla, poveri idioti.
E' il numero delle volte che i concentrati vanno dati è un campo dove il karma positivo o negativo del nostro nutrizionista domenicale entra di prepotenza: a questo cavallo qua diamo ...ehm... uhh.. 1/2 secchio di orzo con 1kg di crusca, al mattino; 2 palotti di mais fioccato a mezzogiorno, e un quarto di secchio di pastone di mio nonno irlandese alla sera. Rigorosamente prima del fieno, mi raccomando 10 kg, per carità. Perché? Bho!.... fa bene,..... c'è un po' di tutto..... Ignora completamente, il nostro genio, che ci sono fior di vet-ricercatori che hanno massacrato la loro esistenza nel capire alla perfezione i complessi processi digestivi del cavallo, le composizioni di ogni singolo nutriente e dei terreni dove questi vengono prodotti. Grandi nomi internazionali, continuano a studiare l'alimentazione del cavallo. Hanno del tempo da perdere. Un branco di deficienti.


7) Zoppia? Se è di spalla te la diagnostico io.
E vogliamo tralasciare le zoppie, forse?
Sgombriamo subito il campo da equivoci: la zoppia è la patologia che il praticone preferisce. Quella dove può far lavorare al meglio il suo occhio clinico. Il solo sapere che nei suoi dintorni si aggira un cavallo zoppo lo fa vibrare come la forcella del rabdomante. Dove c'è una zoppia, LUI c'è.
Il caso più comune è la diagnosi di zoppia ad un posteriore scambiata per una zoppia all'anteriore diagonale. Stai certo che se il Mandrake di Casalpusterlengo vede una incertezza davanti a sinistra il cavallo sta zoppicando sul posteriore a destra. E lo vedi con uno sguardo assorto mentre valuta il movimento del cavallo, gli leggi negli occhi il vuoto globale, la totale assenza di conoscenza, una vasta Patagonia di inconsapevolezza. Tempo 40 secondi, non di più perché deve far vedere la sicurezza data dall'esperienza, e spara la diagnosi. A CASO! La butta li con una sicumera invidiabile al punto che gli astanti si girano ammirati e balbettano: “ Certo che hai occhio tu, eh?” Lui gongola dentro e di solito pronuncia la fatale frase: “ 30 anni che sono nei cavalli, saprò almeno vedere un cavallo zoppo.” Di solito il vet non ha ancora detto una parola, sta toccando l'arto malato, sempre l'altro arto, quello che non era stato indicato da Goldrake. Di solito Fantomas si “abbassa” a toccare l'arto in questione. Il dramma interno lo vive e male ma non lo fa vedere quando il cavallo è zoppo ma non riesce a individuare un punto gonfio o dolente quanto meno. Cioè: la zoppia c'è ma la lesione ne si vede ne si tocca. Allora è la spalla! E' chiaro. Il cavallo è “spallato”. “Fai venire il vet. per vedere il cavallo che è zoppo di spalla”
In uno dei tanti casi il cavallo era zoppo di spalla perché aveva un taglio su un glomo. (Giuro!)
Risparmio i particolari su un maniscalco del sabato e domenica in provincia di Torino (durante la settimana faceva tutt'altro lavoro) che chiese al proprietario del cavallo di chiamare il vet per fare delle radiografie ad un carpo perché LUI, il maniscalco, voleva leggerle.


Cool Miscellanea per concludere:
Penicillina uso umano in compresse date per bocca ad un cavallo con una piccola ferita sul nodello. Il malcapitato si è riempito di ponfi di urticaria dopo un'ora e ha prodotto feci orribili e velenose per 15 giorni. Intestino sterilizzato accuratamente!
Dentista fai da te con lima da ferro in bocca. Il Magico infila una lima da piedi in bocca al predestinato e dopo un po' di agitazioni il cavallo, dotato di torcinaso perché così sente meno dolore (?), s'impenna e lo spigolo della lima taglia il palato e i relativi vasi sanguigni. Il cavallo di solito muore dissanguato in poco tempo.
Endovenose fatte come viene viene, di solito si rimedia un periflebite che fa tribolare tutti ma di più il cavallo. Peggio quando in vena si iniettano sostanze che in vena NON DEVONO ANDARE.
Come quel Leonardo da Vinci della veterinaria che decise di somministrare 40 c.c. di penicillina in vena invece che in muscolo come aveva raccomandato il vet. Nota bene: metà a destra e metà a sinistra per evitare gonfiori e favorire l'assorbimento. Vogliate cogliere la raffinatezza del nostro Dante Alighieri: per prima cosa il cavallo non era il suo ma dell'amico, secondo l'iniezione in vena era il suo cavallo di battaglia (perdonate il macabro sense of humor): poteva rinunciarvi? (30 anni nei cavalli, saprò fare una endovenosa!!!!!), terzo, mezza dose (20 c.c.) li ha iniettati nella giugulare di destra, dopo di che il cavallo ha iniziato a mostrare un inquietante tremolio muscolare con inizio di perdita dell'equilibrio. Ha cominciato ad agitarsi, gli è stato applicato un torcinaso (sempre per il suo bene e per la faccenda delle endorfine...) quando la seconda dose da 20 c.c. è stata somministrata attraverso la giugulare di sinistra!!!!! Il cavallo è caduto di schianto. MORTO. SECCO. STECCHITO. Gli shock anafilattici sono la regola che uccide il cavallo, un particolare che poco sfiora Nembo-Vet sempre che riesca a pronunciare la parola shock anafilattico.

Tutti i casi elencati non si sono svolti nei pollai della Bosnia-Erzegovina o a Scutari o in BieloRussia. Tutti fatti accaduti in medio-buone scuderie italiane.

Che cosa potrei ancora aggiungere? Ancora molti episodi di imbecillità e demenza mentale dell'uomo di cavalli. Poco per il resto. Primo è che la madre dei Vet-Heinstein fai da te è sempre incinta, secondo è che se avete un poco di misericordia nei confronti del vostro animale dovreste chiamare un veterinario. L'Italia ne è piena.




Massimo Neriotti

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E' un'illusione che le foto si facciano con la macchina... Si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa.


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